(Antonello Sacchi) Il 16 maggio prossimo a Gaeta (LT), nell'aula studio della Geberit Ceramica, ANLA organizza il convegno "Persone, imprese, lavoro: la sfida del cambiamento": in due panel distinti la nostra Associazione ha riunito protagonisti del mondo industriale, accademico, sociale per una riflessione approfondita sul cambiamento d'epoca che stiamo vivendo anche nella costellazione concettuale del lavoro, da sempre al centro dell'attenzione del pensiero e dell'agire di ANLA.
Proseguono, in vista del Convegno, i nostri dialoghi con i protagonisti: dopo il direttore Lavoro, Welfare e Capitale umano di Confindustria Pierangelo Albini, il professor Andrea Michieli dell'Università di Padova, don Bruno Bignami, direttore dell'Ufficio per i problemi sociali e il lavoro della CEI, Vittorio Celletti, presidente Unindustria Cassino, direttore generale Lear Corporation, è ora la volta dell'ingegner Barbara Libonati, Human Resources Manager alla Geberit Ceramica S.p.A. di Gaeta. L' ingegner Libonati interverrà nel secondo panel della giornata "L'impresa, luogo e soggetto di relazione sociale".
Ingegnere, come è oggi il rapporto delle persone con il lavoro? E' ancora una dimensione qualificante della vita?
Oggi il lavoro continua a rappresentare una dimensione importante e identitaria per le persone, pur inserendosi all'interno di un quadro di aspettative più ampio. Accanto alla ricerca di stabilità, emerge con forza il tema del senso, dell'equilibrio e della qualità complessiva dell'esperienza lavorativa. Si osserva un'evoluzione del patto tra individuo e organizzazione, sempre meno basato sull'abitudine e sempre più fondato sulla reciprocità e sulla coerenza. Nei contesti produttivi questo si traduce in una crescente attenzione alle condizioni di lavoro sostenibili, alla sicurezza, alla credibilità della leadership e alla capacità di intercettare i bisogni concreti delle persone. In questa prospettiva, il lavoro resta centrale, nella misura in cui riesce a integrarsi in modo equilibrato con le scelte di vita, valorizzando un corretto bilanciamento tra tempi di lavoro e tempi personali.

Perché l'impresa è chiamata ad avere un aspetto "relazionale"?
Perché l'impresa, oggi più che mai, non è soltanto un sistema organizzativo o produttivo, ma una comunità di persone che operano in un contesto complesso e interdipendente. L'evoluzione del rapporto tra lavoro e vita rende evidente che i risultati non dipendono esclusivamente da processi e tecnologie, ma dalla qualità delle relazioni che tengono insieme ruoli, competenze e responsabilità. L'aspetto relazionale diventa quindi una leva essenziale per costruire fiducia, favorire cooperazione e gestire in modo maturo le inevitabili tensioni organizzative. Nei contesti produttivi questo significa saper comunicare con chiarezza, ascoltare, rendere comprensibili le scelte e garantire coerenza tra obiettivi aziendali e condizioni di lavoro, in un'ottica di sostenibilità nel tempo.
Ingegner Libonati, come può l'impresa essere luogo e soggetto di relazione sociale?
L'impresa è innanzitutto un luogo di relazione sociale perché rappresenta uno degli spazi in cui le persone trascorrono una parte significativa della propria vita quotidiana. È il contesto in cui si incontrano e collaborano persone diverse per età, competenze, percorsi ed esperienze, chiamate a condividere obiettivi, regole e responsabilità. Attraverso l'organizzazione del lavoro, le prassi operative e i momenti di confronto, l'impresa può favorire integrazione, senso di appartenenza e responsabilità collettiva. Allo stesso tempo, l'impresa è un soggetto di relazione sociale perché interagisce con il territorio, con le istituzioni e con i diversi interlocutori del mondo del lavoro, contribuendo a costruire condizioni di occupazione, tutele e opportunità di sviluppo. In questa prospettiva, l'attenzione alla sicurezza, alla formazione e al benessere organizzativo diventa uno strumento concreto attraverso cui l'impresa esercita un ruolo sociale, oltre che economico.
In base alla sua attività di HR manager, cosa chiedono le persone all'azienda per cui lavorano?
Nella mia esperienza di HR Manager, le richieste delle persone sono sempre più orientate a elementi di concretezza e affidabilità. Le persone chiedono innanzitutto rispetto, chiarezza delle regole e coerenza nelle decisioni. Chiedono condizioni di lavoro sicure, organizzazioni sostenibili e una leadership credibile, capace di dare indicazioni chiare e di assumersi responsabilità. Accanto a questo, emerge con forza il bisogno di riconoscimento, di equità e di possibilità di crescita, anche attraverso percorsi di formazione. Più in generale, le persone chiedono all'azienda di essere un interlocutore serio e responsabile, in grado di mantenere un equilibrio tra esigenze produttive e qualità della vita lavorativa, nel rispetto del patto di reciprocità che oggi è alla base della relazione di lavoro.
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