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Albini (Confindustria): il welfare è una dimensione fondamentale del nostro essere comunità

(di Antonello Sacchi) "Persone, imprese, lavoro: la sfida del cambiamento" è il titolo del convegno che ANLA organizza a Gaeta il prossimo 16 maggio, occasione per riflettere sul cambiamento d'epoca che stiamo vivendo in relazione ai temi che da sempre sono a cuore all'Associazione Nazionale Lavoratori Anziani. Ci avviciniamo all'evento ascoltando ogni settimana un protagonista di quella giornata. Iniziamo con Pierangelo Albini, direttore Lavoro, Welfare e Capitale Umano di Confindustria, docente di Diritto del Lavoro e Diritto Sindacale presso le Facoltà di Giurisprudenza e di Economia Aziendale dell'Università Carlo Cattaneo.

Professor Albini, oggi con che idea di lavoro abbiamo a che fare?

E' una domanda a cui è difficile rispondere ma è una domanda legittima. Non soltanto l'esperienza vissuta durante il COVID ma, anche, le transizioni che stiamo affrontando nella società e nell'economia stanno modificando la nostra "idea di lavoro". Sono fenomeni importanti che influiscono sulla vita di ciascuno di noi, ne alterano, talvolta in modo significativo, gli equilibri e suscitano nuove domande sul senso del nostro lavoro. E', quindi, del tutto logico che la nostra idea di lavoro cambi.

Quali fenomeni le sembrano più rilevanti?

Mi sembrano tre quelli che introducono maggiore novità e che influenzano l'idea di lavoro. Il primo fenomeno si vede in alcuni processi di terziarizzazione della nostra economia è il "lavoro povero". Il lavoro non è più una garanzia assoluta di benessere per le persone e le famiglie. In questo modo non solo l'ascensore sociale non funziona più per tutti ma viene anche meno il significato del lavoro quale condizione per una piena cittadinanza. Il secondo è introdotto dalle nuove tecnologie che hanno scardinato i fondamenti del lavoro del 900. Con lo smart working: orario e luogo di lavoro non sono più elementi imprescindibili. Conta più il frutto del lavoro, "il lavoro in purezza", che il tempo che ad esso viene dedicato. Ciò mette in discussione il rapporto: tempi di vita e tempi di lavoro. Il terzo elemento di novità è rappresentato dal fatto che il lavoro da solo non basta più. Serve mettere un impegno ulteriore per l'apprendimento continuo. Si deve tutelare la propria occupabilità cioè, mantenersi sempre al passo con il lavoro che, in diversi ambiti, cambia continuamente e con velocità crescente. Investire sulla occupabilità non sarà soltanto la condizione essenziale per tutelare la propria occupazione, ma, oserei dire, una caratteristica essenziale del rapporto di lavoro.

il professor Pierangelo Albini

 

Quanto è importante il welfare agli occhi dei lavoratori?

Il welfare è un elemento identitario del nostro Paese e dell'Europa. E' una dimensione fondamentale del nostro essere comunità. E', quindi, molto importante ragionarne: sia del welfare pubblico che di quello contrattuale. Sono due facce della stessa medaglia e i lavoratori sono fra i principali finanziatori. Anzitutto, di quello pubblico, quello che è costituito da sanità, previdenza e assistenza sociale. E' un sistema di cui, spesso, ci si lamenta ma resta uno dei più generosi al mondo. Vale, infatti, circa il 50 % della spesa pubblica e un terzo circa del PIL nazionale. Questo è un tema che deve interessare soprattutto la politica, specie per i risvolti legati alla demografia e al rapporto fra generazioni. Assume, una crescente importanza anche il cosiddetto welfare contrattuale, in particolare per la parte della previdenza e della sanità integrativa. Il welfare contrattuale è uno strumento molto efficace per soddisfare i bisogni delle persone perché genera sinergie ed economie di scala. Il legislatore dovrebbe incoraggiare le iniziative che integrano il sistema del welfare pubblico. 

È il tema del panel a cui parteciperà: come può l'impresa essere luogo e soggetto di relazione sociale? E perché?

Assolutamente si. Il lavoro è per sua natura cooperativo. E' una condizione imprescindibile del fare e una condizione della stessa natura umana che si esprime principalmente nella dimensione sociale. Il progresso è frutto della cooperazione non certo del conflitto e della vita eremitica. Bisogna riscoprire questa dimensione plurale del lavoro e del vivere. Si va perdendo, infatti, nella società liquida il senso del destino comune che si compie dentro la famiglia, il lavoro, la comunità nella quale si vive. Tutti sentiamo di avere dei diritti ma non sarebbe male se cominciassimo anche a considerare i doveri verso la collettività. Cosi come recita il secondo comma dell'articolo 4 della Costituzione: "il dovere di svolgere una attività che concorra al progresso materiale o spirituale della società". 

 

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