(A.S.) È stato presentato il 9 luglio scorso il XXV Rapporto dell’INPS.
In generale, emerge il desiderio di declinare i cinque valori guida che si è dato, cioè centralità della persona, responsabilità sociale, equità, integrità e innovazione, in azioni concrete a favore dei cittadini. Vediamo qualche dato significativo. L'occupazione continua a crescere: nel 2025 gli assicurati INPS raggiungono quota 27,2 milioni, con un incremento di circa 244 mila unità rispetto al 2024 e di 1,7 milioni rispetto al periodo pre-pandemico (+6,8%). I maggiori aumenti degli ultimi sei anni si concentrano nelle seguenti fasce: under 34 anni, + 12,4%; donne, + 7,8%; lavoratori extra UE, + 35,5%.
Per quanto riguarda i salari, la retribuzione media annuale lorda dei lavoratori dipendenti è di 27.649 euro in crescita del 14,5% rispetto al 2019 e del 3,6% rispetto all’ultimo anno. Aumento sì, ma ancora non in grado di recuperare gli effetti della crescita dell'inflazione accumulata nel 2022-2023. Sottolinea INPS: “Interventi di politica fiscale e contributiva hanno attenuato gli effetti dell'inflazione per i redditi medi e bassi, in modo strutturale. Ma il recupero del potere d'acquisto attraverso i salari lordi nel lungo periodo richiede crescita della produttività che dipende da investimenti, formazione e qualità del tessuto imprenditoriale”.
Il numero dei pensionati è pari a 16,4 mln di cui il 96% percepisce una prestazione INPS. Sono stati liquidati circa 1,5 milioni di nuovi trattamenti in calo del 1,8% rispetto al 2024. Il calo ha interessato principalmente le pensioni anticipate e quelle ai superstiti, mentre sono invariate le pensioni di vecchiaia. Cresce la componente assistenziale, in particolare l’indennità di accompagnamento, il cui stock è più che raddoppiato tra il 2002 e il 2026, da circa 1 milione circa 2,2 milioni di prestazioni. Da qui la considerazione che “La crescita riflette sia l’aumento della popolazione anziana e molto anziana, sia la maggiore durata di permanenza nella prestazione, legata al miglioramento della sopravvivenza. Tali dati richiamano l’attenzione sulla necessità di attivare misure per la gestione del rischio di non autosufficienza”.

Nel 2025 aumenta, seppur di poco, ancora l’età media alla decorrenza delle pensioni di vecchiaia e anticipate, dei lavoratori dipendenti, che è pari a 64,7 anni rispetto ai 64,5 del 2024, per tre motivi: la graduale transizione verso il sistema contributivo spinge le persone a restare di più sul luogo di lavoro per aumentare l’assegno pensionistico; l’innalzamento graduale dell’età pensionistica nella PA e per le minori possibilità di uscita anticipata. Allo stesso tempo, cresce il numero dei pensionati che continuano a lavorare: il 6% dei pensionati con decorrenza 2019-2023 e, di essi, 9 su 10 nell’azienda dove lavoravano.
Infine, alcuni dati relativi alla famiglia: l’Assegno Unico e Universale ha raggiunto nel 2025 un tasso di copertura quasi del 95%. Il Bonus Asilo Nido si conferma una delle misure più efficaci nel ridurre i costi di cura e sostenere l'occupazione femminile: il tasso di utilizzo è passato dal 4% nel 2017 a oltre il 35% nel 2025. Le famiglie a basso reddito, pur avendo diritto ad importi più alti, fanno meno ricorso alla misura. Quando usato il bonus ha favorito l’occupazione delle madri: i risultati delle analisi mostrano un aumento del 17% nella probabilità di occupazione tra le beneficiarie.
Crediti fotografici: istockphoto/ gradyreese
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