(di Antonello Sacchi, direttore di Esperienza) "La pace sia con voi! Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente". Sono le parole di Leone XIV pronunciate lo scorso 8 maggio. In queste drammatiche ore, possano risuonare nei nostri cuori.
Ascoltiamo due testimonianze, dalla Siria e da Gerusalemme. Sono due frati minori, figli spirituali di san Francesco, appartenenti alla Custodia di Terra Santa che ad oltre otto secoli "custodisce" le pietre, i Luoghi Santi, e le "pietre vive", i cristiani che vivono lì. Perché non c'è evento senza luogo. Pubblichiamo qui un estratto: potrete leggere l'approfondimento completo sul prossimo numero di Esperienza.
Fra Bahjat Karakach, dall'ottobre 2022 è parroco della parrocchia di rito latino di San Francesco a Aleppo, in Siria. Lo abbiamo intervistato lo scorso 23 febbraio. Lo abbiamo risentito telefonicamente oggi e ci ha spiegato "Anche se la guerra in corso non colpisce direttamente la nostra città con i missili, direi che la colpisce aumentando il senso di incertezza in cui ci sentiamo gettati... per il resto, tranne una sentita crisi energetica nel Paese, non si avvertono movimenti insoliti".

Così fra Bahjat descrive la sua comunità: "Siamo tra le comunità cristiane più attive nella città: quando ci sono state emergenze le nostre strutture hanno accolto migliaia di persone. Abbiamo opere di carità verso i poveri e una mensa che dà da mangiare ogni giorno a circa mille persone. Abbiamo assistenza sanitaria per medicine, operazioni chirurgiche. Aiutiamo gli studenti, i neonati, gli anziani, insomma, diciamo che su questo lato umanitario siamo molto attivi. Anche nel riparare le case danneggiate dalla guerra e dal terremoto. E poi c'è anche la nostra missione ecclesiastica. Abbiamo diverse iniziative che mirano a formare la gente per la vita politica, ovviamente basandoci sull'insegnamento della Chiesa cattolica in merito. Cerchiamo sempre di tessere relazioni con la comunità musulmana, sono cose che la realtà detta. E questo ovviamente non significa che la pastorale ordinaria si fermi! Come tutte le parrocchie, abbiamo tutto ciò che significa parrocchia, quindi servizio dei sacramenti, catechismo, attività dei giovani e delle famiglie... Ad Aleppo siamo quattro frati, abbiamo tre strutture che serviamo: la parrocchia, una succursale e anche un Centro, chiamato Collegio di Terra Santa, dove ci sono diverse attività, sia spirituali che umanitarie. Abbiamo un Centro di supporto psicologico e seguiamo anche tre centri di alfabetizzazione e di aiuto sociale nelle zone più povere della città, che sono a maggioranza musulmana. Siamo quattro frati, ma qui ci sarebbe lavoro anche per dieci frati... Tutto è emergenza. Se volessimo parlare dell'emergenza umanitaria, direi il settore sanitario è quello più veramente disastrato, perché qui la gente quando si ammala è costretta anche a vendersi la casa per poter fare un intervento chirurgico. Dal punto di vista più prettamente cristiano e spirituale, direi quella di aiutare i cristiani a riscoprire le loro radici in questo paese, a dare senso alla presenza qui della comunità cristiana, perché la maggior parte vogliono ormai lasciare, non trovano qui un futuro e questa è la sfida più difficile".

Fra Rodrigo Machado Soarez è giunto alla Custodia di Terra Santa nel 2013 per studiare teologia e non se ne è più andato. È brasiliano, oggi è il Guardiano del Convento di San Salvatore a Gerusalemme e presta il suo servizio come maestro delle celebrazioni della Custodia della Terra Santa e del Patriarcato latino. Lo abbiamo raggiunto poche ore fa al telefono a Gerusalemme. Fra Rodrigo ci spiega: "Noi avevamo ricominciato ad accogliere i Pellegrini... Siamo stati sorpresi da questa nuova guerra che ha costretto i pellegrini che erano qui a tornare in patria ed impedisce i previsti nuovi arrivi. In base alle prenotazioni nelle nostre strutture ricettive e nei nostri santuari, avevamo previsto un grande numero di pellegrini in prossimità della e nella Settimana Santa e dopo Pasqua. Invece, in questo momento noi ci troviamo un' altra volta con la Città Santa vuota. Data le circostanze, le emergenze sono sempre quelle primaria e umanitaria, poter far fronte alle necessità più dirette... Tuttavia, qui si tratta non solo di una questione di finanziamento, ma di una questione umana: essere prossimi e manifestare il volto di Nostro Signore, che in questo momento si fa vicino a queste persone. È vero che in questa terra ci sono sempre conflitti, ma lo sguardo deve andare oltre, il nostro sguardo che ha alla base nella fede e ci fa aprire orizzonti al di là di quello che noi stiamo vivendo adesso, perché sappiamo che questa non è la nostra realtà... La nostra realtà futura è tutta un'altra. Il primo compito oggi è quello di farsi prossimi e il secondo evidentemente è quello, nella misura del possibile, di potere sostenere questa emergenza che pian piano si palesa sempre più. Pensiamo per esempio alla nostra presenza in Libano dove abbiamo due parrocchie. In questo momento i frati stanno subendo tutta questa tensione ma accolgono persone sfollate che hanno bisogno di avere una presenza accanto, di essere ascoltati, ma anche di mangiare, di vestirsi, e così avviene in molte altre realtà della Custodia".
La conclusione di questo breve articolo sia l'immagine che sotto pubblichiamo. E' un ulivo millenario del Getsemani. Sia segno di Speranza.

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