(Benedetta Landi) Prosegue la raccolta dei dati finalizzata alla stesura della terza edizione del Rapporto ANLA sui nonni, che vedrà come protagoniste le famiglie transnazionali, divise tra due o più Paesi. Nello specifico, desideriamo comprendere in che modo gli adolescenti emigrati all’estero – o nati nel paese di emigrazione dei genitori – vivono il rapporto con i propri nonni rimasti in Italia, e come questi ultimi possano rappresentare un ponte tra generazioni e culture, contribuendo a trasmettere ai più Giovani lingua e tradizioni italiane. Vorremmo inoltre esplorare il modo in cui cambiano le dinamiche educative in contesti transnazionali e in che modo si sviluppa l'identità transnazionale, tra attaccamento alle proprie radici e apertura verso un futuro sempre più globale e multiculturale.
Con il fine di raggiungere il maggior numero possibile di ragazzi rientranti nel campione richiesto, abbiamo deciso di prolungare la possibilità di compilare il questionario fino al 10 di giugno. Avendo ricevuto diverse risposte da parte di bambini under10, abbiamo inoltre deciso di ampliare la fascia d’età, comprendendo anche bambini di età inferiore alla fascia 10-17 anni inizialmente richiesta. Potranno quindi compilare il questionario bambini e ragazzi di età compresa tra i 7 e i 17 anni, che abbiano origini italiane, con nonni residenti in Italia, ma che vivono all’estero, in quanto emigrati (e attualmente residenti) in un altro Paese, o perché nati nel paese di emigrazione dei genitori. Invitiamo quindi tutti i lettori a condividere il questionario con figli e nipoti residenti all’estero, oppure con amici e familiari che vivono questa situazione. Ogni condivisione sarà importante e ci aiuterà a raggiungere il nostro obiettivo, ossia quello di dar voce a questa categoria di famiglie, sempre più presente nel panorama italiano e internazionale.
La diffusione del nostro appello di ricerca, oltre al passa parola, è resa possibile anche grazie alle sinergie e alle collaborazioni che stiamo creando con famiglie expat e con altre Associazioni che si occupano di promuovere l’italianità nel mondo e di supportare le famiglie emigrate all’estero. Abbiamo già parlato di alcune di queste realtà nelle precedenti newsletter, e oggi desideriamo dar voce a BimBi Italiani, un’Associazione Culturale che ha a cuore il mantenimento delle tradizioni italiane in un contesto globale. A tal proposito, abbiamo intervistato Elena Del Fabbro e Roxana Sampetrean.

Buongiorno Elena e Roxana! Parlateci meglio della nascita, delle finalità e delle attività portate avanti dall’Associazione BimBi Italiani.
«BimBi Italiani nasce da un’esigenza concreta: creare un ponte vivo e stabile tra l’Italia e i bambini, i ragazzi e le famiglie italiane che vivono all’estero. Quando si cresce fuori dall’Italia, spesso in contesti internazionali e multilingue, il legame con la lingua, la cultura e le tradizioni italiane non si trasmette automaticamente: va coltivato, reso accessibile e vissuto nella quotidianità. Il tema riguarda un numero sempre più ampio di famiglie. Secondo ISTAT, al 31 dicembre 2024 i cittadini italiani residenti all’estero erano circa 6,4 milioni, in crescita rispetto all’anno precedente. Non parliamo quindi di un fenomeno marginale, ma di una realtà strutturale: sempre più bambini e ragazzi crescono tra più Paesi, più lingue e più culture. BimBi Italiani è un’associazione culturale iscritta come Ente del Terzo Settore, con sede centrale in Italia e una forte vocazione internazionale. La radice italiana è fondamentale, perché permette di mantenere un collegamento autentico con il Paese d’origine; allo stesso tempo, il progetto nasce per portare questa connessione nel mondo attraverso comunità, programmi educativi e collaborazioni globali. Oggi BimBi Italiani raggiunge oltre 1.800 famiglie in più di 25 Paesi. È una rete globale composta non solo da famiglie, ma anche da educatori, professionisti, operatori culturali, specialisti, scuole, partner e comunità locali. La Thailandia rappresenta oggi una delle realtà più strutturate e attive, ma fa parte di una visione più ampia: creare un modello replicabile, capace di attivare nuove comunità BimBi Italiani in diversi Paesi. Le nostre attività sono molteplici e tutte pensate per essere adattabili e replicabili. Alcuni esempi sono Imparando l’Italiano, il programma di arricchimento linguistico e culturale per bambini italiani all’estero; i progetti legati alla promozione del Made in Italy, con laboratori, incontri e attività dedicate all’arte, all’artigianato, all’educazione e alla bellezza italiana; Buon Appetito!, che valorizza la cucina italiana come strumento educativo, culturale e di trasmissione delle tradizioni regionali; e Attacchiamo Bottone, un format di incontri, podcast e videoconferenze che offre supporto concreto ai genitori su temi legati alla crescita di bambini e ragazzi tra più lingue, culture e Paesi. Accanto a questi ci sono molti altri progetti culturali, educativi, solidali e intergenerazionali, tra cui Nonnolandia, dedicato al rapporto tra nonni, bambini, memoria e radici. Il filo conduttore è sempre lo stesso: costruire connessioni, creare ponti tra Italia ed estero e aiutare le nuove generazioni a vivere l’italianità non come qualcosa di lontano, ma come una parte viva, positiva e condivisa della propria identità.»
Tra i vari temi avete a cuore quello del rapporto tra generazioni. Da questa sensibilità è nato il progetto NONNOLANDIA: parlatecene meglio.
«Nonnolandia nasce dal riconoscimento del ruolo centrale dei nonni nella crescita dei bambini e nella trasmissione della cultura. In Italia i nonni sono spesso una presenza quotidiana: accompagnano, raccontano, cucinano, tramandano parole, abitudini, ricette, dialetti, modi di dire e storie di famiglia. Per i bambini italiani che vivono all’estero, invece, questa presenza spesso manca o diventa fragile a causa della distanza. Eppure, proprio nelle famiglie transnazionali, i nonni diventano uno dei punti di connessione più importanti con l’Italia. Non sono solo figure affettive: sono custodi di memoria, lingua, tradizioni e identità. Spesso rappresentano il legame più diretto e autentico che i bambini hanno con il Paese d’origine della propria famiglia. Nonnolandia nasce anche da una doppia consapevolezza: da un lato sempre più bambini italiani crescono lontani dall’Italia e dai propri nonni; dall’altro molti anziani custodiscono un patrimonio di ricordi, lingua, tradizioni e vissuti che rischia di non essere trasmesso. Anche i dati sull’isolamento degli anziani rendono questo tema urgente: secondo l’Istituto Superiore di Sanità, il 14% degli over 65 in Italia è a rischio di isolamento sociale. La prima fase di Nonnolandia è nata durante il COVID-19, quando nonni e bambini erano tra le generazioni più isolate. Attraverso fiabe, racconti e letture online, i nonni sono diventati “i nonni di tutti”: voci capaci di attraversare le distanze e creare vicinanza, relazione e continuità culturale anche in un momento in cui l’incontro fisico era impossibile. Oggi Nonnolandia evolve in una seconda fase, Memorie Vive, con l’obiettivo di raccogliere e valorizzare le storie di vita degli anziani — ricordi, tradizioni, dialetti, esperienze, memorie familiari e territoriali — trasformandole in contenuti narrativi ed educativi accessibili ai bambini italiani e italo-discendenti nel mondo. Il progetto si sviluppa su tre dimensioni: connessione e relazione tra nonni e bambini, memoria e cultura, esperienze e tradizione. Non si tratta solo di raccontare il passato, ma di renderlo vivo: trasformare la memoria in relazione, la distanza in connessione e le storie in futuro.»
Il rapporto tra nonni e nipoti può assumere caratteristiche inedite all’interno delle famiglie transnazionali. Quali sono le difficoltà nel mantenere vivo il legame nonostante la distanza e quali, invece, le potenzialità?
«Nelle famiglie transnazionali il rapporto tra nonni e nipoti è profondamente significativo, ma anche vulnerabile. La distanza non è solo geografica: è quotidiana, linguistica, culturale ed emotiva. I nonni non sono presenti nei piccoli gesti che costruiscono naturalmente il legame: l’uscita da scuola, il pranzo della domenica, una ricetta preparata insieme, una passeggiata, una festa di paese, una parola detta in dialetto, un racconto prima di dormire. Per molti bambini italiani cresciuti all’estero, i nonni sono la principale ancora con l’Italia. Sono il volto più concreto della storia familiare, dei luoghi d’origine, delle tradizioni, della lingua e della memoria. Quando questo legame si indebolisce, non si perde solo una relazione affettiva: si rischia di perdere anche un canale fondamentale di trasmissione culturale. Lo vediamo spesso nei bambini che partecipano alle nostre attività: alcuni comprendono l’italiano, ma faticano a parlarlo; altri associano l’Italia solo alle vacanze estive o alle videochiamate con i nonni. Quando però una storia, una ricetta, una fiaba o un ricordo familiare entra in un’attività concreta, il legame cambia: l’Italia non è più un concetto astratto, ma diventa una voce, un volto, un gesto, una memoria da condividere. Allo stesso tempo, proprio perché non è scontato, questo rapporto può diventare ancora più prezioso. La distanza obbliga le famiglie a renderlo intenzionale: creare rituali, momenti di ascolto, videochiamate significative, racconti registrati, fotografie, ricette, lettere, messaggi vocali, piccoli scambi che mantengano viva la relazione. C’è anche uno scambio umano molto forte. Da un lato i bambini ricevono memoria, radici e appartenenza; dall’altro gli anziani ricevono ascolto, riconoscimento e un ruolo attivo. Questo è uno degli aspetti centrali di Memorie Vive: gli anziani non sono beneficiari passivi, ma narratori, custodi e connettori culturali. Le loro storie diventano patrimonio condiviso e continuano a vivere attraverso le nuove generazioni. Per un bambino che vive all’estero, ascoltare un nonno significa capire che la propria storia attraversa Paesi, lingue, generazioni e affetti. Significa riconoscere che la propria identità non nasce solo nel luogo in cui vive oggi, ma anche nei racconti, nelle memorie e nelle radici da cui proviene.»
Perché è importante che i bambini nati e/o cresciuti all’estero mantengano un legame con le proprie radici italiane?
«Perché le radici non sono un limite: sono un’ancora. Per un bambino nato o cresciuto all’estero, mantenere un legame con l’Italia significa avere strumenti più profondi per capire chi è, da dove viene e quali culture lo hanno formato. Oggi sempre più famiglie vivono in movimento tra Paesi, lingue e culture diverse. Molti bambini crescono in ambienti internazionali, frequentano scuole multiculturali, parlano più lingue e appartengono a più mondi contemporaneamente. Questa è una grande ricchezza, ma può anche generare domande importanti: “Da dove vengo?”, “A quale cultura appartengo?”, “Che cosa significa essere italiano se non vivo in Italia?”. Il legame con le radici aiuta i bambini a rispondere a queste domande con maggiore consapevolezza. La lingua, le storie, le feste, la cucina, la musica, i luoghi, i racconti di famiglia e le tradizioni diventano strumenti per costruire un’identità più solida e completa. La lingua italiana, in particolare, non è solo un mezzo di comunicazione. È una lingua affettiva: porta con sé relazioni, emozioni, memoria. Per molti bambini all’estero è la lingua dei nonni, delle vacanze, delle ricette, delle canzoni, delle telefonate con la famiglia. Se questa lingua si indebolisce, spesso si indebolisce anche una parte del legame emotivo con l’Italia. Nelle nostre attività vediamo spesso bambini che all’inizio vivono l’italiano come qualcosa “di casa” o “dei genitori”, ma che poi, incontrando altri bambini con storie simili, iniziano a percepirlo come una lingua condivisa, viva e utile. Capiscono di non essere soli nel muoversi tra più culture. L’italianità diventa esperienza comune, non solo eredità familiare. Per questo BimBi Italiani lavora sull’idea di una cultura italiana vissuta, non solo studiata. Non basta dire a un bambino che ha radici italiane: bisogna creare occasioni perché possa sentirle, praticarle, raccontarle e viverle. Mantenere il legame con l’Italia non significa scegliere tra Italia e mondo. Significa aiutare i bambini a sentirsi parte di entrambi, con più sicurezza, più consapevolezza e maggiore apertura verso gli altri.»
Voi abitate a Bangkok: qual è la presenza italiana in Thailandia? È possibile mantenere vivi legami con la comunità italiana nonostante ci si trovi letteralmente dall’altra parte del globo?
«Bangkok è una città internazionale, dinamica e molto aperta, dove vivono famiglie provenienti da tutto il mondo. Per molte famiglie italiane, la Thailandia offre grandi opportunità, ma rappresenta anche una distanza enorme dall’Italia: geografica, linguistica, culturale e familiare. Proprio per questo il bisogno di comunità diventa ancora più forte. BimBi Italiani in Thailandia è un modello molto interessante perché non nasce solo come nucleo interno alla comunità italiana, ma come piattaforma aperta. Da un lato rafforza il legame tra le famiglie italiane e la propria cultura; dall’altro promuove l’italianità anche verso famiglie non italiane interessate alla lingua, alla cultura, all’educazione, alla cucina e alla creatività italiana. Oggi in Thailandia BimBi Italiani raggiunge una comunità ampia: circa 1.500 famiglie che seguono, partecipano o hanno preso parte alle nostre attività, di cui circa 300 italiane e molte altre straniere interessate a ciò che facciamo. Questo rende il progetto unico: non è solo conservazione dell’identità italiana, ma anche promozione culturale, dialogo e apertura. La nostra forza è il network. Non lavoriamo da soli: costruiamo collaborazioni con scuole internazionali, istituzioni, partner culturali, professionisti, aziende, realtà educative e famiglie. Questo ci permette di creare attività concrete e continuative: programmi di arricchimento linguistico e culturale, laboratori, eventi culturali, programmi di cucina, conferenze, incontri per genitori, attività per bambini e progetti intergenerazionali. Mantenere vivo il legame con l’Italia dall’altra parte del mondo è possibile, ma richiede intenzionalità. Non basta incontrarsi una volta ogni tanto: bisogna creare continuità, spazi di relazione e programmi che rendano l’Italia parte della vita quotidiana dei bambini. Un laboratorio di cucina può diventare un modo per parlare di tradizioni regionali. Una fiaba può diventare un ponte con i nonni. Un programma di arricchimento linguistico e culturale può diventare un’esperienza di identità. Una festa italiana può diventare comunità. Il modello sperimentato in Thailandia è ormai solido, riconoscibile e replicabile. Per questo BimBi Italiani può essere ricreato anche in altri Paesi: dove ci sono famiglie italiane, bambini che crescono tra più culture e il desiderio di mantenere vivo un legame con l’Italia, lì può nascere una nuova comunità BimBi Italiani. E allo stesso modo, i progetti sviluppati in Italia possono viaggiare all’estero, creando un ponte continuo tra territori italiani e comunità nel mondo.»
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