(di Antonello Sacchi, direttore di Esperienza) Non si diventa anziani da un giorno all'altro, "anzianità" è una definizione dinamica: "si è anziani quando si cominciano ad avere una serie di problematiche che non ti permettono di partecipare alla vita sociale in maniera completa, per esempio, quindi questo può avvenire a 50 e a 90 anni". Ne parliamo con il prof. Andrea Ungar, Direttore della SOD (Struttura Organizzativa Dipartimentale) Geriatria per l'alta intensità e cardiologia geriatrica presso l'Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze, Past President della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria, nell'intervista che sarà pubblicata nel numero di marzo-aprile di Esperienza. Ne anticipiamo qui alcuni passaggi.

Lei auspica la presenza di un medico geriatra nel Pronto Soccorso, come geriatra naturalmente. Secondo lei la Sanità italiana sta reagendo al fatto che la popolazione italiana invecchia sempre di più?
Sta reagendo molto piano... Però deve reagire perché la situazione è insostenibile quindi o cambiamo paradigma, cambiamo modo di assistere gli anziani oppure non ce la possiamo fare perché vediamo che è impossibile reggere l'urto. Per l'ospedale, in particolare per il Pronto Soccorso, ci vuole una netta modifica della presa in carico: l'anziano va visto prima, non deve aspettare, perchè si complica e poi ci costa di più oltre a star peggio, deve avere dei percorsi preferenziali. All'interno della medicina d'urgenza che deve essere fatta dai medici d'urgenza ci vuole un geriatra a sostegno che abbia la possibilità di prendere in carico il paziente magari in un'osservazione breve geriatrica, che preveda anche la possibilità di ridurre il rischio di disabilità incidente, quando fragile, di delirium e che preveda, in cooperazione con infermieri di famiglia e assistenti sociali, la presa in carico extraospedaliera, quindi valutare il paziente, inquadrarlo e poi attivare quelli che sono i servizi, ovviamente ove disponibili, di ospedalizzazione domiciliare se la famiglia è in grado di gestire, di cure intermedie, di trattamento all'interno di una RSA se viene da una RSA senza ricoverarlo, ricoverandolo quando c'è bisogno...
Professore lei è tra gli ispiratori, tra i redattori della Carta di Firenze contro l'ageismo.
L'ageismo è la discriminazione dell'anziano solo sulla base dell'età. L'ageismo è sociale, è istituzionale, è interpersonale, è anche autoageismo: anche l'anziano può essere ageista verso se stesso, cioè lasciarsi andare perché considerandosi vecchio dice "Basta, io ho finito". Quindi manca di resilienza, manca di spinta e questo vuol dire per l'anziano stesso imparare a invecchiare, imparare a non essere autoageisti. Per l'ageismo in generale, ripeto, è pervasa la società: a noi interessa il nostro nonno e il nostro babbo, ma non l'anziano in generale e questo sicuramente è così, perché se possiamo fare una raccolta fondi per un'operazione per gli anziani è molto più difficile che farla rispetto ai bambini, quindi qualcosa vuol dire...
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