(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) La visita al Quirinale di Papa Leone XIV non ha avuto il giusto risalto: il giorno prima a Sharm el Sheikh si firmava l'accordo per la fine delle ostilità a Gaza, e in Italia si tenevano le elezioni regionali in Toscana. Due eventi che hanno occupato l'intero spazio dei resoconti e dei commenti su giornali e social media del giorno dopo e "oscurato" l'incontro al Quirinale.
Penso sia utile ritornarci sopra per cogliere il messaggio di incoraggiamento e di speranza che il Papa e il Presidente hanno voluto comunicarci.

È bene ricordare che questo è il terzo incontro fra il nuovo Pontefice e il capo dello Stato dopo lo scambio di battute al termine della messa di inizio pontificato e la visita del presidente Mattarella in Vaticano a giugno. Ed è la decima visita di un Papa al Quirinale nell'era della Repubblica, l'ultima è di Papa Francesco nel 2017.
Una prima considerazione: i due interventi letti con attenzione utilizzano un linguaggio e uno stile che va oltre i convenevoli di circostanza, formali e istituzionali che sono dovuti negli incontri di alto livello. Le parole di Mattarella e di Papa Leone sono tutto meno che formali, sono riflessioni approfondite sul tempo che stiamo vivendo che pur nella distinzione dei ruoli trovano ampie convergenze.
Il Presidente Mattarella ha descritto le crisi che stanno attraversando il nostro tempo. Crisi del multilateralismo e del dialogo per la risoluzione delle controversie, crisi dei meccanismi che costruiscono fiducia tra gli Stati, la tentazione sempre più ricorrente di fare ricorso alle armi per risolvere le controversie, la crisi del diritto internazionale e umanitario che minaccia la dignità e i diritti dei popoli, il rischio di una società dominata da oligarchi o da privilegiati in base al censo, alla spregiudicatezza e all'indifferenza verso gli altri. E sulla pace scrive: "Vorrei riaffermare che la pace vera, duratura, risiede nell'animo dei popoli. Diversamente, sotto la cenere della fine delle violenze cova il rancore pronto a divampare nuovamente alla prima occasione che possa essere sfruttata, per rendersi conto allora che la fine delle violenze si trasforma, purtroppo in una parentesi tra due esplosioni. Ucraina e Medio Oriente sono soltanto due dei principali scenari di guerra, quelli a noi più vicini. Il numero dei conflitti e delle crisi umanitarie in corso è purtroppo più alto, come Vostra Santità più volte ha ricordato". Da qui l'impegno a difendere i valori del dialogo e della convivenza "che, nei padri fondatori - molti di formazione cristiana - ha trovato ispirazione nel rispetto della dignità di ogni persona, della solidarietà, della giustizia, e che costituisce l'anima delle nostre democrazie".
Per parte sua Papa Leone ha espresso il proprio apprezzamento per l'impegno del governo italiano in favore di tante situazioni di disagio legate alla guerra, in particolare nei confronti dei bambini di Gaza. Ha condiviso il valore del multilateralismo: "Si tratta di un valore importantissimo. Le sfide complesse del nostro tempo, infatti, rendono quanto mai necessario che si ricerchino e si adottino soluzioni condivise. Perciò è indispensabile implementarne dinamiche e processi, richiamandone gli obiettivi originari, volti principalmente a risolvere i conflitti e a favorire lo sviluppo che le sfide del nostro tempo rendono quanto mai necessario perché si adottino soluzioni condivise". E poi ancora Papa Leone ha citato la crisi demografica con il calo della natalità, la questione del fine vita con il problema della vecchiaia e della salute, la necessità di offrire accoglienza all'immigrazione dei popoli e l'importanza di una costruttiva integrazione di chi arriva nei valori e nelle tradizioni della società italiana.
Una passaggio molto interessante per noi adulti nel colloquio con le giovani generazioni, e nell' accompagnare percorsi che aiutino a dare senso e valore alla nostra quotidianità: "Non disprezziamo ciò che i nostri padri hanno vissuto e ciò che ci hanno trasmesso, anche a costo di grandi sacrifici. Non lasciamoci affascinare da modelli massificanti e fluidi, che promuovono solo una parvenza di libertà, per rendere poi invece le persone dipendenti da forme di controllo come le mode del momento, le strategie di commercio o altro". "Far tesoro delle tradizioni che ci hanno portato ad essere ciò che siamo è importante per guardare al presente e al futuro con consapevolezza, serenità, responsabilità e senso di prospettiva". E conclude: "L'Italia è un Paese di una ricchezza immensa, spesso umile e nascosta, e che perciò talvolta ha bisogno di essere scoperta e riscoperta. È questa la bella avventura in cui incoraggio tutti gli italiani a lanciarsi, per attingervi speranza e affrontare con fiducia le sfide presenti e future".
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