(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Non so se siate d'accordo, ma spesso introiettiamo la percezione di un peggioramento lento e inesorabile delle condizioni di vita: capita anche a me, ma reagisco per non cedere al "pessimismo cosmico" che talvolta prende le nostre esistenze. "Dove andremo a finire!... Era meglio prima!... Siamo caduti in basso!..." sono le frasi più ricorrenti.
Non dobbiamo però fidarci troppo di noi stessi, in fondo ogni epoca è una transizione, un passaggio, un guado di cui vediamo la sponda ma non la riva che ci attende. Basterebbe ascoltare i racconti degli anziani, dei nonni per rammentare che la vita è un viaggio ininterrotto di momenti di felicità e di cesure dolorose, di stanchezza e di rinnovato impegno. Può capitarci di sentirci fuori luogo e fuori tempo: è successo in questi due anni infestati dal Covid 19, un lockdown del corpo e dell'anima che mai avremmo pensato di vivere; le immagini delle bare di Bergamo e quelle di Papa Bergoglio solo davanti alla croce, in una piazza San Pietro desolata e sferzata dalla pioggia, rimarranno per tanto tempo impresse nelle nostre menti. Un tempo di transizione, dunque, come gli altri tempi della nostra vita personale e comunitaria.
Ma la cifra per vivere in pienezza da adulti maturi è la speranza, ecco perché non dobbiamo dare ascolto alle nostre percezioni: occorre vigilare, farci attenti e non cadere nella trappola delle dicerie e delle chiacchiere in libertà, anche in associazione, soprattutto tra coloro che hanno una responsabilità.
Vulnerabilità e insicurezza sono le parole che a mio parere descrivono questa stagione: in fondo le contrapposizioni politiche, sociali e culturali - più o meno serie - sono pervase dal medesimo sentimento. Si contrappongono artatamente diritti e doveri, tutela della salute e libertà, obbligo legale e obbligo morale, salvezza individuale e salvezza collettiva: una maionese impazzita. Per sfuggire al dialogo ci si affida al battibecco quotidiano, al formalismo fine a se stesso e vuoto di contenuti, tanto che le posizioni più ragionevoli che tentano di costruire un discorso pubblico serio e affidabile non sono ascoltate. Non aiuta neppure l'avvio di questo ventennio del secolo ventunesimo che avevamo salutato con tanta fiducia e speranza (ricordate il capodanno del 2000?): i tanti conflitti (la terza guerra mondiale a pezzi l'ha definita Papa Francesco), la crisi economica tra il 2008-2013 che ha fatto naufragare le promesse di benessere diffuso, il terrorismo mai sconfitto, la pandemia che ha corroso i legami di solidarietà%u2026
E noi dove vogliamo stare? Mi è piaciuta la definizione di adulti-adolescenti (ho letto una bella riflessione scientifica su alcune assonanze tra adolescenza e anzianità) che ci siamo dati alla Summer School scorsa, di coloro cioè, che nonostante l'età matura, intendono donare speranza, offrire esperienze di amicizia e incidere positivamente sulle vite altrui e sulla propria. Per vivere insieme questo tempo incerto e vulnerabile. Per questo siamo ANLA.

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