(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) In queste settimane tanto si è discusso di ripresa economica e mercato del lavoro: i sindacati chiedono il prolungamento della cassa integrazione straordinaria per tutti, gli imprenditori denunciano per alcuni settori produttivi la mancanza di lavoratori qualificati.
I sindacati difendono i lavoratori, chiedono garanzie e tutele affinché in questo passaggio difficile - molte aziende saranno costrette a chiudere i battenti - le difficoltà non si scarichino solo sulle spalle dei lavoratori e delle loro famiglie. Gli imprenditori, d'altra parte, ritengono sbagliato congelare fino ad ottobre il quadro occupazionale che a loro parere rallenterebbe le inevitabili ristrutturazioni aziendali, in una situazione economica in rapida mutazione dopo due anni bui di pandemia.
Sono due posizioni inconciliabili? Non lo penso. E comunque sia, come se ne esce fuori?
Vi sembrerà banale e scontato: guardando avanti con coraggio, per riformare l'attuale sistema che senza volerlo contrappone principi e valori che contrapposti non lo sono per nulla se il sistema di welfare fosse realmente di prossimità, di cura e di accompagnamento. La tutela dei lavoratori e la libertà di intraprendere, il diritto al lavoro e il diritto alla salute, ad esempio, sono principi e diritti che abitano la persona e che trovano in essa una sintesi, va da sé, mai definitiva. La contrapposizione, piuttosto, è provocata dalla cattiva politica, da un sistema economico che dimentica la dignità delle persone e che ragiona solo in termini di Pil.

È doveroso offrire sicurezza ( la richiesta dei sindacati) mettendo in cantiere un progetto di riforma che sostenga l'occupabilità e non dia adito a forme di rassegnazione, o a sussidi che spesso si traducono in assistenzialismo. La risposta è quella formativa: nei mesi in cui sei coperto da una garanzia pubblica ti impegni in un percorso (vero) di formazione che ti renda occupabile e ti consenta di rientrare nel mercato del lavoro. Si pensi dunque a una mobilità solidale e sostenibile: va tutelata la persona ma non si può difendere un posto di lavoro che non c'è più.
Allo stesso modo agli imprenditori è richiesto un cambio di mentalità profondo: abbiamo bisogno di aziende sostenibili e inclusive. Le aziende che recuperarono competitività sul mercato agendo solo sul costo del lavoro (nero o sottopagato) e con impatti sociali e ambientali negativi è bene che chiudano i battenti. Il futuro è nelle mani di aziende che investono in innovazione, in prodotti nuovi e processi più efficienti e sostenibili; aziende che hanno compreso che le persone non sono " forza lavoro" o semplici "salariati": le persone fanno l'azienda, sono il vero capitale.
Occorre un patto a quattro che coinvolga istituzioni, imprese, sindacati e Terzo Settore per ridisegnare il sistema produttivo del nostro paese. È necessario ridare libertà agli imprenditori, nella legalità e con regole certe, eliminando una burocrazia soffocante e una giustizia civile inefficiente e al contempo garantire ai lavoratori sicurezza e occupabilità: riforma degli ammortizzatori, riqualificazione formativa, istituti tecnici superiori, centri per l'impiego che siano davvero tali sono alcuni punti di una agenda per il bene comune.
Una impresa complicata, ne siamo consapevoli, ma, ricordando il titolo di un romanzo di Primo Levi, "Se non ora quando"?
(Crediti fotografici: iStock.com/ Drazen Zigic)
Non sei ancora
iscritto ad ANLA?
Scopri come entrare a far parte dell'Associazione.
Convenzioni
Scopri tutte le offerte e convenzioni riservate esclusivamente agli associati ANLA
scopri di più
Esperienza
La rivista mensile di attualità, cultura e informazione della nostra Associazione. Per i soci anche online.
scopri di piùNewsletter
Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere tutte le notizie e gli aggiornamenti dell'Associazione.