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Sanità: Franceschini (chirurgo senologo), l'umanità fa la differenza

(di Antonello Sacchi, direttore di Esperienza)  Domani, venerdì 20 febbraio, è la Giornata Nazionale del personale sanitario e sociosanitario, del personale assistenziale, socioassistenziale e del volontariato, istituita con la Legge 13 novembre 2020, n. 155. 

Ne parliamo  con il prof. Gianluca Franceschini, direttore dell'Unità Operativa Complessa di Chirurgia Senologica e del Centro Integrato di Senologia della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di Roma, oltre che docente presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore e ricercatore. 

Con il professore tocchiamo più punti, dalla situazione della Sanità agli insegnamenti che la pandemia ci ha lasciato. 

Gianluca Franceschini

 

Pubblichiamo qui un estratto dell'intervista che sarà pubblicata integralmente sul nr. 3-4/2026 di Esperienza. Attraverso le parole del prof. Franceschini ringraziamo tutto il personale sanitario, sociosanitario, assistenziale, socioassistenziale e del volontariato che ogni giorno, nonostante i tanti problemi, incontriamo in più fasi della nostra vita, da quelle drammatiche quando il mondo sembra caderti addosso a quelle non meno importanti della prevenzione, e con competenza ci accolgono e ci ridonano speranza: siete i nostri angeliGrazie.

Team Centro Senologia

 

Professor Franceschini, cosa vuol dire essere medico oggi?

"Bellissima domanda. Cosa vuol dire essere medico oggi? Io penso che essere medico oggi significa unire competenza scientifica, tecnologia e soprattutto umanità. Nel centro integrato di senologia che ho il privilegio di dirigere al Policlinico Gemelli di Roma, ogni giorno vediamo quanto la medicina sia relazione. 

Una diagnosi oncologica non è solo un dato clinico ma un evento che cambia la vita delle persone. Il medico quindi deve saper guidare, spiegare, rassicurare, dare fiducia e speranza.

Oggi lavoriamo in team multidisciplinari, utilizziamo tecnologie avanzate, ci confrontiamo ogni giorno con pazienti che sono sempre più informate. Però il centro deve restare la persona. Noi medici dobbiamo prenderci cura delle persone in tutta la loro interezza. 

Essere medico oggi quindi significa assumersi una responsabilità non solo clinica, ma anche etica e comunicativa. Io penso da sempre che la medicina non può essere solo diagnosi, terapia, trattamenti chirurgici effettuati con destrezza, ma deve essere ascolto, accompagnamento, responsabilità. 

In un tempo dominato dall'intelligenza artificiale e dall'innovazione tecnologica, la vera differenza penso che ogni giorno la faccia ancora la dimensione umana: la tecnologia può supportare, ma la fiducia, la speranza si costruisce solo con la relazione tra le persone".

Equipe terapie integrate

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