L'ottavo centenario della morte del patrono d'Italia vede numerose celebrazioni e altrettante pubblicazioni. Chi fu veramente san Francesco? Come rintracciare il suo vero profilo?
Alessandro Barbero raccomanda di ripartire proprio dagli scritti del santo, orientamento ormai diffuso fra gli stessi storici. San Francesco scrisse soprattutto negli ultimi anni della sua vita. I due biglietti che si conservano in Umbria dimostrano che il santo fu poco alfabetizzato e che era in grado di esprimersi in un latino basico e non molto profondo, soprattutto non possedeva l'impianto filosofico e giuridico dei suoi primi grandi discepoli.

Scrive Barbero nell'introduzione: "Particolarmente importanti da questo punto di vista sono le due Regole di cui si è conservato il testo. La più antica, la Regula non bullata, è il frutto di un lungo lavoro collettivo, con aggiunte e ripensamenti via via accumulati nei capitoli annuali, le riunioni, cioè, dapprima di tutti i frati, e poi dei soli dignitari dell'Ordine; ma non soddisfece né una parte dei frati, né la curia romana, perché Francesco era rimasto attaccato a un ideale di estrema povertà e di scarsa architettura istituzionale che non corrispondevano più alla poderosa organizzazione internazionale in cui si era trasformata la sua fratellanza. In confronto, la Regula bullata, quella cioè che fu approvata da papa Onorio III nel 1223, più breve e giuridicamente più precisa, rappresentò un compromesso, o una mediazione - frutto del confronto tra Francesco, i ministri provinciali e il cardinale vescovo d'Ostia (futuro papa Gregorio IX), protettore dellOrdine - che attenuava certe caratteristiche iniziali, giudicate non più attuali, della vita francescana".
Particolarmente interessante lo studio conclusivo di Barbero sull'episodio dell'incontro fra san Francesco e il lupo di Gubbio: "Giacché si colloca allincrocio fra due aspetti ben noti della santità di Francesco: uno popolarissimo fin dall'inizio, il suo amore per gli animali, o meglio la sua capacità soprannaturale di farsi capire e obbedire da loro; l'altro, meno noto, ma che pure affiora in episodi come quello della pacificazione tra il podestà e il vescovo di Assisi, la cacciata dei demoni da Arezzo, la profezia della guerra civile a Perugia: la sua opera di pacificatore del mondo comunale".
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