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Quaderni del carcere

«Mi sono convinto che anche quando tutto è o pare perduto, bisogna rimettersi tranquillamente all'opera, ricominciando dall'inizio. Mi sono convinto che bisogna sempre contare solo su se stessi e sulle proprie forze; non attendersi niente da nessuno e quindi non procurarsi delusioni. Che occorre proporsi di fare solo ciò che si sa e si può fare e andare per la propria via. La mia posizione morale è ottima: chi mi crede un satanasso, chi mi crede quasi un santo. Io non voglio fare né il martire né l'eroe. Credo di essere semplicemente un uomo medio, che ha le sue convinzioni profonde, e che non le baratta per niente al mondo».

Antonio Gramsci, 1891 - 1937, filosofo politico e teorico marxista, tra i fondatori del partito comunista italiano. Arrestato dal regime fascista nel 1926, trascorse la maggior parte della sua vita in carcere. A dispetto di Marx, Gramsci diede maggiore attenzione alla dimensione culturale e al consenso. In prigionia ottenne il permesso di scrivere: finì con il riempire 33 quaderni spesso utilizzando un linguaggio allusivo per non incorrere nella censura. In questi quaderni, che non sono un'opera sistematica, Gramsci tratta di politica italiana, cultura, filosofia, storia italiana. 

Scrive nella prefazione Valentino Gerratana: "Tra lo studio come ragione di vita e lo studio come mezzo di sopravvivenza si determina una tensione che non è facile risolvere in termini di equilibrio. Da questa tensione sorge la prima idea dei futuri Quaderni. L'idea, legata a un primo programma di lavoro, è esposta nella nota lettera a Tania del 19 marzo 1927. Qui Gramsci comincia intanto col registrare come lo studio sia «molto piú difficile di quanto non sembrerebbe». Per leggere, legge molto («piú di un volume al giorno, oltre i giornali»). Ma non ne è soddisfatto: «Sono assillato (è questo fenomeno proprio dei carcerati, penso) da questa idea: che bisognerebbe far qualcosa "für ewig", secondo una complessa concezione di Goethe, che ricordo aver tormentato molto il nostro Pascoli. Insomma, vorrei, secondo un piano prestabilito, occuparmi intensamente e sistematicamente di qualche soggetto che mi assorbisse e centralizzasse la mia vita interiore»".

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