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Punti di riferimento cercasi

(di Antonello Sacchi, direttore di Esperienza) Nel preparare come di consueto i passi di grandi "intellettuali" del passato da sottoporci per una comune riflessione, sono stato colto da un sottile disagio. Non per la validità delle parole, che nella rinnovata veste grafica della newsletter che oggi inauguriamo, potrete trovare nella rubrica "ex libris", ma per l'immediato confronto che esse suscitano con i tempi che stiamo vivendo. Per un attimo, ho temuto di essere diventato il "laudator temporis acti" denigrato da Orazio. Spero di essermi ripreso. 

Stavolta potrete leggere don Sturzo, Einstein, Wittgenstein e gustare parole quali morale, democrazia, sicurezza internazionale, filosofia... Perché oggi la gente non parla più così? 

Non devo esagerare: la gente ne parla oggi come ieri; il fatto è che "non fa più notizia". Ritengo che sia cambiato il livello di attenzione di ognuno di noi. Evitiamo letture impegnative, stentiamo a comprendere testi complessi, fatichiamo ad approfondire concetti. Recenti studi, fonte OCSE, affermano che in Italia, oltre un terzo delle persone fra i 16 e i 65 anni non comprende quanto ha letto o ha serie difficoltà nel fare conti e risolvere problemi semplici tanto è vero che si parla di analfabetismo funzionale, insomma di incapacità di intervenire attivamente nella società per perseguire scopi o semplicemente per migliorarsi. Il fatto è che interveniamo fin troppo. A sproposito, superficialmente, senza freni inibitori, in poche parole, senza rispetto per l'altro. La palestra, in senso non virtuoso del termine, dove ciò accade sono i social media, ormai realtà parallela. 

La copertina del nr. 1-2/2026 di Esperienza, già disponibile online

 

La civiltà dell'immagine in cui viviamo ha riti collettivi ed allora tutto ciò che accade, accade solo se è filmato, fotografato. Non viviamo più l'evento, esso diventa vivo - e aggiungo, vero - solo se è conservato nel mio cellulare o meglio ancora se io compaio nell'immagine, iperbole del selfie. Una volta si cercava la verità nei fatti, oggi la si cerca nelle immagini, ma il rischio di manipolazione non è cambiato. 

Se dunque non usiamo il linguaggio, dimentichiamo il significato delle parole, finiamo con il non comunicare. Vi ho già parlato dell'importanza del discorso di Leone XIV al Corpo Diplomatico lo scorso gennaio, lo potete leggere qui.  Il pontefice ci sprona a riscoprire il significato delle parole: "Abbiamo bisogno che le parole tornino ad esprimere in modo inequivoco realtà certe". Parole certe ci aiutano a veicolare concetti senza sfumature ed ambiguità e io credo che ci aiutino a essere più chiari anche nel definire i grandi temi etici: la sofferenza, il peccato, la morte. In poche parole, a rispondere alla domanda "perché il male?". 

Perché è di questo che siamo in ricerca, di questo sentiamo che ci manca e su questo ci affanniamo: punti di riferimento per una vita buona, anzi prima di tutto per la vita e non per la morte, punti di riferimento etici in questo cambiamento d'epoca. 

A questa ricerca abbiamo dedicato la copertina del nuovo numero di Esperienza, già disponibile online.

 

 

(Crediti fotografici: iStock.com/ Madeleine Deaton)

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