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Primum vivere

(di Antonello Sacchi) Nel mio articolo precedente scrivevo della Scuola di Atene, grandioso affresco di Raffaello nella Stanza della Signatura in Vaticano e, in particolare, di Aristotele, lì ritratto, che con la mano indica la terra. 

Raffaello Sanzio

 

Può far sorridere che in un contesto così carico di tensioni nel quale ci troviamo a vivere in questi giorni di dicembre 2025 ci fermiamo a parlare di filosofia. Primum vivere, deinde philosophari: questo invito alla concretezza a scapito di una "filosofia astratta" è ben noto e spesso usato.  Tuttavia, che significa vivere? Vivo perché penso? Perché sono presente nei social media? Vivo perché scendo in piazza a protestare? Perché guardo al mio benessere? È la responsabilità della libertà, che dovrebbe essere personale. 

La velocità con cui sembra muoversi il mondo ci sottopone a continue sollecitazioni che spesso esigono una risposta immediata. Non è sempre necessaria una risposta immediata, ma ogni sollecitazione sembra volerla. Se rispondiamo subito, la nostra risposta sarà per forza priva di riflessione. Dobbiamo fidarci della nostra emotività? C'è bisogno di una reazione immediata o di una reazione mediata, frutto della nostra riflessione? Su quali meccanismi basiamo la nostra reazione, o meglio, la nostra partecipazione? Agiamo sulla base del nostro ragionamento o per simpatia? O per ideologia? O per seguire "la massa"? 

Scuola di Atene

 

Abbiamo bisogno di una bussola per il nostro oggi. La bussola c'è, bisogna saperla utilizzare. Perché ha davvero ragione Dante quando fa dire ad Ulisse "Considerate la vostra semenza: / fatti non foste a viver come bruti, /ma per seguir virtute e canoscenza." (Inferno, XXVI). Abbiamo bisogno di conoscere, abbiamo bisogno di verità, altrimenti altri decideranno per noi. Già, che cosa è la verità? 

Torno alla Scuola di Atene. Il filosofo Giovanni Reale che ha riletto l'affresco di Raffaello, ci invita a notare che Aristotele è ritratto mentre muove la mano dal basso verso l'alto. Quindi non in antitesi con colui che indica il cielo: Platone, che qui ha le sembianze di Leonardo da Vinci, Platone che invita a guardare oltre l'apparenza, Platone che ci spinge a interrogarci e a andare oltre l'esperienza dei sensi, Platone che ci muove alla Trascendenza. 

Non è un invito a credere in Dio ma un forte richiamo al fatto che l'esperienza, ciò che vediamo e percepiamo con i sensi, non è la realtà o quanto meno non la esaurisce. C'è altro. Cosa? La filosofia non può dare alla persona ciò che si può avere solo con il "salto" della fede, ma può aiutare a porre le domande, per conoscere, per crescere, per capire, per saper distinguere, per decidere. 

 

 

(Crediti fotografici: Scuola di Atene: Shutterstock.com/Everett Collection)

(Crediti fotografici: Raffaello Sanzio: iStock.com/ marzolino)

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