(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) La nave europea in questa stagione confusa si trova a navigare in mari piuttosto tempestosi, attorno e all'interno di essa risorgono pulsioni autoritarie e nazionalismi che indeboliscono la prospettiva che in questi decenni di pace abbiamo perseguito. Si aggiunge ora l'imposizione dei dazi da parte di Trump sui prodotti europei esportati negli USA annunciati con una lettera alla Presidente Von der Leyen.
Mi sbaglierò, ma ho timore che dietro queste decisioni a dir poco "stravaganti" non vi siano solo scelte economiche ma anche una linea politica, questa per nulla improvvisata. Trump sta ridisegnando i rapporti e le gerarchie mondiali, vuole destrutturare il modello europeo fondato su principi solidaristici, tutele e sicurezze sociali; e nel futuro ci pensa una provincia (come il Canada e la Groenlandia) parte - come lui scrive - della "straordinaria economia degli USA".
Non possiamo consentirlo, l'approccio cooperativo da sempre praticato nel nostro continente ha fatto fiorire libertà, benessere, democrazia e generato uno dei mercati più ricchi al mondo. L'Unione europea più unita e aperta al mondo, a tutela dello Stato di diritto e nel dialogo interculturale contro nazionalismi e protezionismi, può ritrovare lo spirito dei padri costituenti e difendere davvero i propri interessi.
Cosa possiamo fare, cosa pensare per dare un futuro all'Europa? Se è vero che l'Europa è cresciuta nell'affrontare positivamente i momenti più difficili della sua storia, come accogliere queste nuove sfide oltre a quelle provocate dal cambiamento climatico e dalle trasformazioni indotte dalla nuove tecnologie digitali?

Anzitutto fare memoria della complessità insita nella costruzione europea che non è nata da un processo lineare ma su drammatiche e violente rivalità durate fino alla metà del secolo scorso, attraverso conflitti tra identità nazionali, da due guerre mondiali e poi ancora dopo il 1945 con la guerra in Jugoslavia, il massacro di Srebrenica, la guerra in Kosovo fino a quella dell'Ucraina dopo l'annessione della Crimea da parte della Russia. Attorno a questa straordinaria complessità di diversità e conflitti si è forgiata una idea di Europa condivisa e partecipata da tante generazioni dopo il 1945, finalmente liberata da quelle due malattie, la purezza etnica e la sacralità dei confini come ci ricorda Morin, che hanno provocato tragedie, ingiustizie, persecuzioni e campi di concentramento. Non va mai dimenticato, si evitano così facili dichiarazioni pro Europa a là carte, buone per tutte le occasioni.
Complessità accolta e una maggiore consapevolezza della cultura politica e sociale sin qui maturata che per la nostra generazione è data per acquisita, fondata sull'universalismo dei diritti e sul riconoscimento della piena umanità ad ogni persona quale che siano le sue origini. Uno spazio straordinario di cultura e di arte, di opere e invenzioni. Una sintesi unica tra libertà e giustizia con al centro sempre la dignità della vita di ogni essere umano. Una economia sociale di mercato, un welfare per la protezione dei più fragili e per la sicurezza di tutti, una società aperta e interculturale. Per questo l'Europa è stata per molti popoli un riferimento, e per molti paesi dell'est europeo che aspirano di entrare nella Ue per fuggire dall'egemonia oppressiva della Russia di Putin. Per questo il nostro continente è meta per milioni di migranti nella speranza di vivere una vita degna e in pace per sé e per le proprie famiglie.
Ogni ripartenza non può prescindere da questa doppia matrice, complessità nella diversità e consapevolezza di quanto abbiamo conquistato assieme, contrastando forme più o meno evidenti di autocrazia, di indebolendo dello stato di diritto e della separazione dei poteri, del suprematismo culturale e di una economia finanziaria nelle mani di pochi.
Le istituzioni europee non sono sempre state all'altezza, sempre più tecnocratiche e sottomesse ai grandi gruppi finanziari. Si è ridotta la partecipazione dei cittadini e le risorse per il welfare europeo, si sposano logiche di mercato a volte "crudeli" come è accaduto per il default greco o politiche migratorie securitarie senza alcuna prospettiva di governo efficace e strutturale del fenomeno.
Ripartiamo dal presente senza scorciatoie e senza nostalgie, organizziamo il futuro nel segno della speranza. E diamo spazio alla società civile che da sempre si sente pienamente italiana e pienamente europea.
(Crediti fotografici: iStock.com/ 8213erika)
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