(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Gli ultimi eventi di cronaca hanno riguardato i bambini - il bambino fatto scendere dall'autobus in pieno inverno perché non provvisto del biglietto, la tragedia di Domenico e la bellissima testimonianza di sua mamma - assieme ai racconti quotidiani delle persone anziane in solitudine. Ci sentiamo interpellati come associazione e ci domandiamo se non sia urgente ricostruire un patto tra generazioni che ridia un senso alla vita delle nostre comunità. Ci domandiamo per davvero se questo sia un paese per bambini e anziani, un paese che si è nutrito per troppo tempo del mito dell'efficienza fisica e mentale, dell'utilità e della corsa ai beni materiali, di un tempo che non ammette e non concede lentezze, che non ammette fermate, vuoti e silenzi.

Molti autori per riflettere sulle tendenze in atto nelle relazioni tra generazioni utilizzano la parola ageismo per descrivere le discriminazioni e le stereotipizzazioni basate sull'età infantile o anziana. Si manifesta sotto traccia attraverso pregiudizi, forme di paternalismo, di svilimento delle competenze delle persone, del loro valore e del diritto ad essere se stessi , di poter scegliere in libertà.
Ageismo è ritenere le persone anziane meno capaci e attraenti, meno produttive e tecnologicamente arretrate, resistenti al cambiamento, fisicamente in declino e mentalmente fragili. Vi sembrerà una esagerazione ma la decisione di rendere la durata della carta di identità illimitata dopo i settant'anni, possibilità prevista anche da una norma europea, nasconde una forma sottile di ageismo. Dopo i 70 anni i cambiamenti del volto non sono più rilevanti, a dire che la propria identità fisica che cambia non merita più alcun riscontro pubblico.
Cosi per le bambine e i bambini: in una visione adultocentrica malata, sono ritenuti esseri inferiori, vulnerabili, capricciosi e ingenui, innocenti e incontrollabili. Uno stereotipo che influenza i gesti, i comportamenti, le parole che rivolgiamo ai bambini a giustificazione dei modi con cui esercitiamo su di loro potere e controllo. Nella narrazione pubblica i bambini del quotidiano sono scomparsi, tanto che abbiamo ristoranti in cui non sono ammessi. Tuttavia, la vivacità è una caratteristica infantile ineliminabile come pure lo è il pensiero magico che fa parlare un bambino con un giocattolo o lo fa correre in casa senza motivo. Non si pensa ai bambini come un altrove, a un futuro che va ascoltato e rispettato.
Per questo da adulti appassionati dobbiamo evitare di usare il baby talk per i bambini e le bambine, o lo speakelder per gli anziani: linguaggii semplificati, tono di voce accomodante, frasi banali e poco rispettose delle persone ritenute mediamente stupide e immature. Perché le parole sono importanti, Noi siamo le parole che scegliamo per parlare di noi e degli altri, siamo le parole che vorremmo che gli altri scegliessero di usare per parlare di noi.
Contrastare ogni forma di ageismo significa costruire una buona convivenza tra generazioni. La scelta di ANLA di portare alla attenzione pubblica il dialogo fecondo tra nonni e nipoti proponendo un Rapporto annuale va in questa direzione. Un dialogo che vive sull'intreccio di futuri, di uno spazio nel quale sperimentare una autentica comunione. I sogni degli anziani sono pieni di saggezza, conoscenza ed esperienze uniche e preziose per i giovani. I sogni dei giovani incarnano la speranza e l'entusiasmo per il futuro, sono carichi di aspirazione e desideri per un mondo migliore.
L'incontro tra due prospettive convergenti, l'incontro tra la generazione che inizia la vita e la generazione che l'ha vissuta, insieme nel pensare il domani, può generare una sinergia potente nelle famiglie e nelle comunità per vivere un mondo migliore.
ANLA non mancherà.
Pubblicato il 25 febbraio 2026
Crediti fotografici: iStock.com/kieferpix
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