Lautore, Antonio Palmieri, ha lavorato in Poste italiane, in Radio Rai e nelle reti Mediaset. Dal 1993 si è occupato della comunicazione elettorale di Forza Italia, fino a diventarne responsabile nazionale. Deputato dal 2001 al 2022, in Parlamento ha seguito i temi della comunicazione e dellinnovazione digitale e sociale. Terminata lesperienza politica, ha cofondato e dirige la Fondazione Pensiero Solido, la cui missione è capire e comunicare limpatto delle tecnologie nelle nostre vite.
Il libro propone un cambio di prospettiva: la rete e lintelligenza artificiale non sono entità autonome, ma strumenti progettati da esseri umani e alimentati quotidianamente dalle nostre scelte. Insomma, non viviamo in Matrix per citare un film famoso, o almeno non ancora. Tutto ancora, sottolineo ancora, dipende da noi che li scegliamo, li utilizziamo, comunichiamo, bene o male, attraverso di loro. Come è scritto nellintroduzione: lautore si concentra su ciò che spesso viene rimosso dal dibattito pubblico: la responsabilità personale. Al centro torna la persona, con la sua libertà concreta, imperfetta ma decisiva.

Avrete notato che ho scritto intelligenza artificiale con le iniziali minuscole. Mi sono uniformato allo stile del libro, come spiega lautore: Proprio perché non abbiamo a che fare con entità autonome, a differenza di come fanno quasi tutti scrivo rete con la «r» minuscola e lo stesso vale per internet, per intelligenza artificiale e via dicendo. Lo faccio sullesempio di don Luigi Sturzo, che scriveva la parola stato con la «s» minuscola. Per Sturzo, sacerdote fondatore del Partito Popolare Italiano, scrivere Stato con la maiuscola rappresentava una forma di sacralizzazione dellistituzione statale, propria delle ideologie statolatriche (fascismo, nazismo, comunismo), che lui combatteva in nome della sua concezione personalista e cristiana della vita e della società. Lo stato è uno strumento al servizio della persona e delle comunità naturali (famiglia, associazioni, enti locali), non unentità. La maiuscola avrebbe implicato una reverenza quasi religiosa verso uno strumento subordinato alla dignità della persona umana.
Ecco un estratto dellintervista ad Antonio Palmieri.
L intelligenza artificiale ha acuito la nostra solitudine?
Sì, diciamo che da un lato, L'intelligenza artificiale, ma così come i social, cioè gli strumenti della comunicazione tecnologica della contemporaneità, non sono la causa, ma sono l'effetto, cioè sono la risposta a una delle difficoltà che preesistevano prima. Io non sposo tanto l'idea che siamo diventati più cattivi per colpa dei social, che stiamo appunto diventando più soli per colpa dell'intelligenza artificiale: è una valvola di sfogo per situazioni purtroppo carenti che preesistevano l'essere umano ha le sue caratteristiche, la tecnologia asseconda da un lato inclinazioni, dallaltro ci mette davanti necessariamente nuove sfide... Ritengo che non siamo più soli per colpa dell'intelligenza artificiale. Troviamo nel lato conversazionale dell'intelligenza artificiale generativa una valvola di sfogo a una solitudine pregressa . (Intervista pubblicata sul nr. 9-10/2025 di Esperienza).
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