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Neo frenetici

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Carlo Bordoni su La lettura di alcune settimane fa ha proposto una riflessione stimolante, per me inedita, sulla società prossima dei "neo frenetici". Ve la ripropongo cogliendo qualche passaggio utile per la nostra vita personale e comunitaria.

È indubbio che abbiamo vissuto un'epoca nella quale il tempo non era mai sufficiente,  tutto andava fatto in fretta, accompagnati sempre da un'ansia da prestazione molto pervasiva: si mangia in fretta e si dorme poco, si corre da un posto all'altro per rispettare i mille impegni presi, il cellulare sempre sotto gli occhi. Fare presto insomma, per realizzarsi, per assolvere subito ai compiti assegnati, maniacalmente sul "qui e ora"  con poco spazio a pensare al futuro inesorabilmente trattenuto dentro il presente. Possiamo dire una vita frenetica.

Poi è giunta la pandemia, di colpo si è fermato tutto, un fermo immagine ha inchiodato tutti nella posizione dei giorni di marzo 2020, immagini anche dolorose come la lunga colonna dei camion dell'Esercito che trasportavano le bare dei corpi delle persone decedute da COVID-19.  Le strade si sono svuotate, le piazze e le città si sono fatte silenziose, noi chiusi in casa, affacciati quando possibile alle finestre per conquistare  un saluto a distanza, per vedere fisicamente i nostri cari, stanchi di guardarli attraverso un video. 

È giunta l'estate 2020, la diminuzione dei contagi e la progressiva riapertura ha scatenato una frenesia sociale da Covid liberazione, ci siamo illusi che tutto fosse passato, abbiamo ripreso i nostri ritmi, le nostre abitudini sociali. Ma di nuovo l'autunno ci ha riconsegnato alla tristezza di una pandemia che non intendeva concederci alcunché, pochi spiragli di vita da gestire con molta attenzione.

Ora siamo qui, stiamo vivendo l'estate 2021. Il vaccino, il calo dei contagi e dei ricoveri ci ha resi più fiduciosi, più ottimisti anche se rimane d'obbligo mantenere ogni prudenza. 

È possibile riconquistare il senso buono della parola frenesia? Essa "deriva dal greco phrén (mente, animo), è quella febbrile urgenza interiore che spinge a muoversi, a cogliere al volo ciò che si presenta, a pensare di non fare in tempo per cogliere di una opportunità, di godere di un momento irripetibile".  

Una stagione di neo frenetici, per come la scrive Carlo Baroni, è possibile? Per noi a livello personale e come associazione? Penso proprio di sì, non la frenesia nevrotica ma quell'animo di cuore che evita di distaccarci dalla realtà, di osservarla con apatia, attendendo gli eventi con indifferenza o peggio attardandosi sui margini delle vicende associative senza cogliere il cuore dei problemi. 

Neo frenetici per cogliere il segni del tempo, per non attardarci a guardare la nostra associazione con il retrovisore, per convogliare le poche energie ( poche ma preziose) su iniziative che creino amicizia, fraternità, e connessioni sanamente frenetiche. 

 

 

(Crediti fotografici: iStock.com/ Aekkasit Rakrodjit)

 

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