Home > Blog > Morti bianche

Morti bianche

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Alcuni giorni fa lo abbiamo ribadito  al Presidente Mattarella in occasione del Primo Maggio: lavorare  è scegliere  una vita onesta, è dare ritmo ad una intera esistenza:  la mattina ti svegli presto, quasi sempre compi lo stesso tragitto, incontri i colleghi, prendi posto e lo occupi fino a conclusione dell'attività, poi giunge il tempo della famiglia e  il tempo libero. È la storia di tutti noi, anche di  Luana D'Orazio, vittima del lavoro. Giovanissima, 22 anni, un figlio avuto a 17 anni: non finisce le scuole superiori per l'arrivo di Alessio, di lei i social raccontano immagini piene di gioia, graziosa e fiera, con progetti ancora in bocciolo, un fratello Luca disabile, una mamma e un papà molto presenti.

Non voglio scrivervi  frasi fatte e di circostanza, ma  le morti bianche nel nostro paese sono una vera e propria piaga che non può essere sottaciuta: 1270 nel 2020, 185 nei primi mesi di questo anno, 3 morti al giorno.

La morte di Luana ci costringe a porre lo sguardo su  una realtà lavorativa nascosta ai più; nei commenti di notisti  e commentatori il lavoro è raccontato al futuro:  lavoro leggero e immateriale,  smart e regolato da conference call e riunioni con zoom, webinar su Meet Google e Dad,  con dispostivi sempre   più sofisticati e algoritmi che pianificano tutto. È vero,  c'è anche questo lavoro che porta con sé problemi e sfide  nuove, ma  c'e ancora  il lavoro duro e faticoso. Luana è morta risucchiata e stritolata da una macchina, un orditoio, che ingoia  fili e non ammette distrazioni, come accadeva  a Charlie Chaplin  85 anni fa in "Tempi  moderni":  le macchine possono ancora mangiare e uccidere uomini e donne.  Il tempo veloce della cosiddetta post modernità,  ahnoi, non è pari al tempo dei diritti che scorre troppo lentamente.  La concorrenza spietata, un tessuto produttivo spezzettato  impone ritmi di produzione serrati, si corre  troppo e sempre per garantire più margini e battere sui tempi i concorrenti. In queste condizioni può giungere la morte.

Leggo dell'ennesima proposta di una commissione di inchiesta parlamentare: per cortesia evitiamo di buttare giù proposte a caso che sanno di spot.  La  storia di Luana merita rispetto, il suo volto,  le parole di  composta dignità  dei suoi genitori sono  un soffio di nobiltà in un  paese che si parla troppo addosso, un chiacchiericcio assordante in un condominio  litigioso e in assemblea permanente.

È giunto il tempo che si riconquisti un equilibrio più saggio tra tutela dei diritti individuali (facili da cavalcare) e diritti sociali troppo spesso dimenticati a vantaggio dei primi.

Una agenda? Si riprenda il Decreto legislativo 81 del 2008: il testo unico sulla sicurezza sul lavoro è stato solo in parte attuato nei capitoli  dedicati alla prevenzione e  scarsamente finanziato,  con un paradosso tragico  molto italico:  spendiamo 3 punti di Pil per interventi ex post a riparare i danni dovuti all'assenza di prevenzione.  Un tavolo sulla sicurezza? Bene, si faccia presto, le proposte di riforma sono già scritte da tempo, basterebbe fare sintesi e attuarle,  a partire dall'accorpamento  dei ruoli ispettivi di Stato,  Regioni,  Asl, INAIL, Inps. Il naufragio dell'Ispettorato nazionale del lavoro è davanti ai nostri occhi.

L'11 ottobre è la giornata nella quale si commemorano i morti sul lavoro: come Associazione ci attendiamo che in quel giorno non si recitino le ennesime litanie ma si possano  contare i passi avanti compiuti nella prevenzione.

Perché il lavoro è vita.

Non sei ancora
iscritto ad ANLA?

Scopri come entrare a far parte dell'Associazione.




convenzioni anla

Convenzioni

Scopri tutte le offerte e convenzioni riservate esclusivamente agli associati ANLA

scopri di più

rivista esperienza


Esperienza

La rivista mensile di attualità, cultura e informazione della nostra Associazione. Per i soci anche online.

scopri di più

Newsletter

Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere tutte le notizie e gli aggiornamenti dell'Associazione.