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Morire di lavoro

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) È un tema che abbiamo trattato in altre occasioni, ma gli ultimi dati di INAIL ci inducono a tornarci sopra: i temi legati al lavoro sono il principale core business della nostra associazione, e le morti sempre più numerose non possono lasciarci indifferenti, sono una tragica piaga sociale che va sanata.

Andiamo sui dati ultimi: l'85% degli infortuni gravi, gravissimi o mortali avviene nelle piccole e medie imprese che costituiscono il 90% del tessuto economico e produttivo, sono 677 le vittime tra gennaio e luglio 2021 in aumento rispetto allo stesso periodo del 2018 e del 2019. 

Siamo ben consci delle cause e delle inadempienze, lo abbiamo più volte denunciato: è nota la carenza organizzativa della macchina dei controlli e la sottoccupazione degli ispettori, è carente il dialogo tra gli enti preposti ai controlli e alla prevenzione (le Asl, INAIL Inps), mancano banche dati unificate e interoperabili che dialoghino con l'Ispettorato nazionale del lavoro dotato di più risorse e   autonomia gestionale.

Da aggiungere che sono ancora troppe le zone d'ombra nei settori produttivi che operano in sub appalto con cooperative spurie che dissimulano un rapporto di lavoro diretto con l'azienda. Le conseguenze sono davanti ai nostri occhi: bassi salari al limite dello sfruttamento, compressione dei diritti sociali (mancati versamenti per previdenza e assicurazione sociale, riposo e aspettative negati, maternità e ferie inesistenti)  e conseguentemente investimenti inesistenti sulla sicurezza.

Pensiamo che lo strumento migliore rimanga   la prevenzione, con una formazione diffusa che promuova la cultura della sicurezza nelle aziende che scelgono il lavoro degno,  aiutate e sostenute per contrastare chi, per stare sul mercato,   sopravvive sulla insicurezza e lo sfruttamento dei lavoratori.

Il decreto approvato in questi giorni in Consiglio dei ministri va nella direzione giusta: rafforza i controlli, aumentano le competenze di coordinamento da assegnare all'ispettorato nazionale del lavoro, investe in tecnologia e viene potenziata la banca dati dell'INAIL, crescono le sanzioni verso le imprese, soprattutto se recidive, e si abbassa dal 20% al 10% la quota di lavoro nero presente durante le ispezioni che fa scattare l'immediata sospensione dell'attività. Per avere la revoca della sospensione le imprese dovranno regolarizzare la posizione dei lavoratori in nero, ripristinare normali condizioni di lavoro e rimuovere le violazioni sulla sicurezza. 

È un decreto che attende ora l'approvazione definitiva del Parlamento: si faccia presto, soprattutto non ci si perda nei meandri della burocrazia amministrativa. 

 

(Crediti fotografici: iStock.com/ Adam88xx)

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