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Meno lavoro, più vita

(di Antonello Sacchi, direttore di Esperienza) Meno lavoro, più vita. La sintesi del IX Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, realizzato in collaborazione con Eudaimon, leader nei servizi per il welfare aziendale, con il contributo di Campari, Credem, Edison e Michelin, potrebbe essere tutta qui. Infatti, "Per il 71,3% dei lavoratori si può ridurre l'orario di lavoro a 4 giorni settimanali, il 57,7% dei lavoratori tra i 18 e i 34 anni non risponde a chiamate, e-mail e messaggi fuori dall'orario di lavoro, il 64,4% degli occupati crede che i social veicolino un'idea di lavoro fuorviante, irreale e falsa". 

Torneremo, nel prossimo numero di Esperienza, su questi dati. Qui pubblichiamo alcune anticipazioni.

"Il IX Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale presenta un'innovazione anche dal punto di vista metodologico rispetto alle edizioni precedenti, cioè per la prima volta, oltre ai risultati di un'indagine campionaria sui lavoratori italiani, ascolterete anche i risultati di un'indagine svolta su un campione di imprese medio grandi dimensioni, quindi con 50 addetti ed oltre. Avremo quindi il punto di vista dei lavoratori, ma anche il punto di vista delle aziende, dei datori di lavoro rispetto al tema del welfare aziendale" spiega Massimiliano Valerii, Consigliere delegato Censis, che prosegue ricordando che "Gli ultimi tre anni sono stati di intensa crescita dell'occupazione nel nostro Paese. Abbiamo superato un numero record, abbiamo oltre 24 milioni di occupati in Italia, un numero mai registrato da quando possediamo serie storiche sulle forze di lavoro confrontabili, quindi primo elemento, record dell'occupazione in Italia". Un secondo elemento: "È stata un'occupazione trainata, potremmo dire, da occupazione di buona qualità, almeno in senso relativo dal punto di vista contrattuale, cioè il contrario della precarietà che fino a poco tempo fa lamentavamo quando pensavamo ai rapporti di lavoro in Italia".  Tuttavia, "questo aumento di occupazione dell'ultimo anno, più 187.000 occupati,è un saldo che contiene all'interno luce e ombre perché tutta la nuova occupazione creata ha riguardato persone over 50 anni; in particolare più 419.000 occupati over 50 anni solo nel 2025 che per le dimensioni del nostro mercato del lavoro è veramente un numero enorme. Se andiamo però a vedere le classi di età intermedie: 35-49 anni meno 124.000 e nella classe dei più giovani, gli under 35, meno 108.000. Sono significativamente aumentati gli inattivi, più 167.000, ovvero persone che un lavoro non ce l'hanno e neanche lo cercano. E questo è un punto interrogativo".

Nel prossimo numero di Esperienza approfondiremo queste considerazioni. Ora seguiamo il "racconto" del IX Rapporto Censis - Eudaimon fatto da Sara Lena, ricercatrice area Consumi, Mercati e Welfare del Censis. 

L'88,2% degli occupati ritiene che avere tempo per il proprio benessere soggettivo dovrebbe essere un diritto riconosciuto a tutti; per il 71,3% degli occupati è possibile ridurre il tempo dedicato al lavoro. Il 55,1% dei dipendenti ritiene che fare carriera non è una priorità e al 65% degli occupati capita di smarrire il senso del proprio lavoro. Il 55,4% dei dipendenti ritiene che la retribuzione non consente di risparmiare e il 52,4% degli occupati pensa che con il lavoro non si diventa benestanti. In generale il 78,9% degli occupati non si sente riconosciuto e valorizzato nel proprio lavoro. 

Per quanto riguarda i malesseri nel lavoro, il 68,3% degli occupati ritiene di provare una certa fatigue (stanchezza fisica, psichica, emotiva) al lavoro; Il 54% soffre di ergofobia (paura al pensiero di recarsi al lavoro e svolgere le proprie mansioni); il 21,7% ritiene di soffrire della sindrome dell'impostore cioè dubitare costantemente delle proprie competenze, faticare a interiorizzare successi, ricercare continua dell'approvazione altrui. Per il 64,4% degli occupati i social media forniscono una visione distorta del lavoro: sono convinti che essi veicolino un'immagine del lavoro fuorviante, irreale, falsa. 

Parlando di nuove pratiche e di nuove aspettative, la dottoressa Lena ha sottolineato come il 43,9% degli occupati (il 57,7% fra i giovani) esercita il right to disconnect, cioè non risponde a chiamate o e-mail fuori dall'orario di lavoro; il 32,5% degli occupati (per i giovani, il 40%) sostiene che il job hopping è una modalità più efficace rispetto alla fedeltà aziendale per guadagnare di più. Il 51,1% dei dipendenti preferirebbe un'azienda in cui condivide i valori, piuttosto che una in cui avrebbe una retribuzione più alta mentre il 60,3% dei dipendenti apprezza la solidarietà fra i colleghi. 

Per quanto riguarda l'intelligenza artificiale nel luogo di lavoro, il 90,9% la ritiene utile e l'85,9% facile da usare; in generale, il 36,7% degli occupati (per quanto riguarda i giovani questa percentuale sale al 46,3%) usa l'intelligenza artificiale nel mondo nel mondo del lavoro. Il 42,6% dei dipendenti teme che le tecnologie digitali possono sostituirlo nello svolgimento del proprio lavoro mentre il 55,3% dei dipendenti percepisce un eccesso di fiducia da parte dei dirigenti nelle nuove tecnologie piuttosto che nei lavoratori.

Emerge il primato del benessere olistico: l'87,4% dei dipendenti è convinto che il wellbeing aziendale (il benessere fisico, mentale e razionale) è imprescindibile sul lavoro. L'83,6% dei dipendenti si attende che l'azienda si impegni per il benessere complessivo del lavoratore. 

Per quanto riguarda il welfare aziendale, il dato è rilevante: l'87,2% degli occupati conosce il welfare aziendale, il 59,8% a grandi linee, il 27,4 bene. Il 71,6% dei dipendenti se dovesse scegliere un nuovo posto di lavoro, opterebbe per un'azienda con un welfare aziendale. Per l'84,1% degli occupati i servizi di welfare migliorano produttività e motivazione. 

Per quanto riguarda le aspettative dei lavoratori per un buon welfare aziendale, il 95,1% dei dipendenti chiede che servizi di welfare aziendale siano facili da utilizzare online; il 90,6% dei dipendenti di poter sempre accedere ai servizi di welfare aziendale da una sola piattaforma e l'88,9% dei dipendenti desidera ricevere informazioni chiare su servizi di welfare aziendale attraverso canali digitali. 

Il IX Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale ha un ulteriore valore perché per la prima volta ha interpellato medie e grandi imprese, cioè con almeno 50 dipendenti. In queste imprese, il 92% ha attivato forme di welfare aziendale: dividiamo questo dato in due grandi macroaree: l'integrazione dei redditi del welfare e il benessere olistico e time saving. Tra i più attivati, nel primo caso abbiamo con l'86,2% l'integrazione di reddito e con il 76,8% la sanità; nel secondo caso, per il 41,3% il benessere psicologico e salute mentale, con il 38,4% la cultura, con il 33,3% fitness. Tra i più desiderati, nel primo caso con l'80,7% l'asilo nido aziendale e, a seguire, con il 77,1% l'assistenza per anziani non autosufficienti e per il 55,7% l'istruzione e la formazione; nel secondo caso, per il 68,6% la consulenza finanziaria, con il 68,6% infanzia minori (per esempio, il baby sitting) e per il 66,4% la consulenza legale e fiscale.

In conclusione, sottolinea il IX Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, abbiamo un  downshifting del lavoro nelle priorità di vita delle persone. Emergono nuovi malesseri e nuove pratiche tra i lavoratori che si attendono che l'azienda investa nel wellbeing aziendale, cioè il benessere fisico mentale e relazionale sul lavoro. Il welfare aziendale risulta essere sempre più importante per la promozione del benessere dei lavoratori. Le medie e grandi imprese ne sono consapevoli, hanno attivato forme di welfare aziendale e ne vorrebbero ampliare i servizi offerti; hanno compreso lo strategico ruolo del welfare aziendale nella competizione per attrarre e trattenere lavoratori.

Questo Rapporto mette in luce ancora una volta che stanno tornando, almeno nelle giovani generazioni, domande di senso della vita. Emerge la necessità di una riflessione sul significato della propria esistenza, sul tempo e sugli obbiettivi da perseguire. Domande che richiedono un percorso individuale, intimo e consapevole, la ricerca di valori e di punti di riferimento.

 

Pubblicato il 24 febbraio 2026

Crediti fotografici: iStock.com/ Davizro

Crediti fotografici: iStock.com/ NicoElNino

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