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Mai più la guerra

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) È tornata la guerra alle porte della nostra Europa, o forse meglio dire in Europa. Il responsabile del conflitto è un autocrate a capo di un territorio immenso che attraversa il continente europeo e asiatico e che attacca un paese pacifico e per nulla strategico, riscrivendo la sua storia e negandone persino l' esistenza statuale. Inaspettatamente, abituati a leggere le sue eterne divisioni, la comunità  europea ha alzato la voce all'unisono: le piazze delle capitali si sono riempite per chiedere pace, sono chiusi i cieli a tutti i voli russi,   scollegati i conti correnti delle banche  dal sistema finanziario internazionale, il rublo ha perso il 30 per cento del suo valore, la borsa di Mosca ha dovuto chiudere per evitare il tracollo, i conti e i patrimoni dei ricchi oligarchi amici di Putin sono stati bloccati. Forse il governo russo non si attendeva questa unità di intenti, forse ha sbagliato i calcoli e alzato il tiro con minacce nucleari e i bombardanti alle città ucraine.

È la testimonianza di coraggio indomito la  lezione che   l'Ucraina sta dando a noi tutti, con il suo giovane presidente, con i ragazzi e le ragazze che si preparano alla resistenza a mani nude, con le mamme che  si prendono cura dei piccoli con gli occhi gonfi di dolore per mariti e  figli che vanno al fronte. 

Forse è questo il dono, doloroso, assai doloroso, che le ucraine e gli ucraini  stanno facendo a noi tutti: l'invasione russa ci ha scoperti più europei. Uscita dal  conflitto   mondiale completamente distrutta, l'Europa si è mostrata al mondo come una forza gentile, senza una forza militare imponente (meno male), che preferisce agire con la forza dell'innovazione    tecnologica, con una economia tra le più grandi al mondo e una  ricchezza diffusa, con  l'immensa bellezza dei suoi   territori, con i valori fondati sulla dignità della persona, sulla  democrazia liberale (non quelle illiberali, le democrature, che  in Italia qualcuno ha accarezzato...), sullo stato di diritto e la separazione dei poteri, le radici ebraico cristiane, la cultura greco- romana, una diplomazia qualificata... Noi siamo questo.  Ed è quello che Putin vuole colpire colpendo l'Ucraina.

 

È ancora impressa nella memoria dei nonni l'immenso dolore provocato dalle guerre e, per noi anziani più giovani,  la guerra degli anni '90 nei Balcani, l'eccidio di Srebrenica  e il sacrificio di Sarajevo. Mai più guerra nelle nostre terre, quante volte le generazioni che ci hanno preceduto lo hanno urlato ovunque. E la guerra è tornata tra noi. Segnerà profondamente i sentimenti e le azioni dei prossimi anni. 

Dopo il crollo del muro di Berlino abbiamo desiderato la riunificazione del continente europeo con i paese ex comunisti, così che l'Europa finalmente potesse respirare a due polmoni, quello dell'Occidente e quello dell'oriente, come ricordava Papa Giovanni Paolo II. In questi giorni paesi come l'Ungheria e la Polonia, sempre restii ad aprire le porte ai migranti, stanno accogliendo le famiglie ucraine, tutta la comunità europea si sta attrezzando per l'accoglienza di migliaia e migliaia di profughi. Nessuno si è tirato indietro. E simbolicamente il Parlamento europeo ha votato la mozione che candida l'Ucraina ad entrare nella UE.

Non faccio previsioni, la guerra è cattiva e la cattiveria da sempre non permette previsioni. Preghiamo perché l'appello di Papa Francesco venga raccolto,  si smetta di sparare e si dia spazio alla trattativa.

Ora noi siamo ucraini, "l'Ucraina siano noi"   parafrasando il celebre   discorso che John Fitzgerald  Kennedy  il 26 giugno 1963 fece ai berlinesi: "Ich bin ein Berliner", io sono berlinese. 

Sosteniamoli , accogliamo le famiglie delle migliaia e migliaia di  donne ucraine che da anni con generosità sostengono i nostri anziani nelle loro abitazioni . Chi ha parlato con loro in questi giorni di guerra li ha sentiti indomiti, forti, orgogliosi delle loro tradizioni e costumi, innamorati della propria terra, tanta dignità,  si dichiarano europei a tutto tondo, non vogliono rinunciare alla democrazia e alla libertà costruita con tanta fatica in questi trent'anni.

Mettiamoci a disposizione come gruppi ANLA: laddove è possibile, anche con   mezzi modesti, sosteniamo le reti di solidarietà attivate dai Comuni , dalle Caritas e dalle reti associative. 

 

(Crediti fotografici: iStock.com/ gpointstudio)

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