(di Antonello Sacchi, direttore di Esperienza) ISTAT ha presentato oggi a Roma i primi risultati dell'indagine sulle Persone Senza Dimora sviluppata nel 14 comuni Centro di Area metropolitana CAM in collaborazione con la fio.PSD-ETS. Le 14 città interessante della rivelazione sono Torino, Genova, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Palermo, Messina, Catania, Cagliari.
A presentare i dati, Cristina Freguja, dell'Istituto nazionale di statistica dove ricopre l'incarico di direttrice per le statistiche sociali e il welfare: «Il numero delle persone senza dimora, con almeno 18 anni di età, rilevate a gennaio 2026, è stato pari a 10.037 individui. 5.563 persone erano ospitate nelle strutture di accoglienza, le ulteriori 4.474 sono state conteggiate in strada, in spazi pubblici o in sistemazioni di fortuna».

La sistemazione più diffusa di chi dorme all'aperto è stata individuata in giacigli di fortuna direttamente su strada, con poi il 35,1% in aree verdi, in misura molto più contenuta in parcheggi. Quasi una persona senza dimora su 10 ha una sistemazione presso stazioni o terminal di trasporto, una su 20 in tende o in auto. Più della metà, 52,7%, delle persone che sono state conteggiate in strada, Si trovava nelle aree urbane del centro storico, ad alta densità di edifici e popolazione residente. Seguono le zone urbane con viabilità più ampia ad alto scorrimento, un altro 30%, e poi le aree residenziali periferiche, solo il 14,7%. Le aree boschive, lagunari o meno accessibili registrano invece una presenza molto sporadica. La presenza di persone senza dimora si concentra in porzioni circoscritte del territorio.
Sottolinea la dott.ssa Freguja: «Roma, in particolare, accoglie oltre un quarto del totale delle Persone Senza Dimora con il valore assoluto più elevato, 2.621 persone, di cui 1.299 in strada, Roma è seguita da Milano con il 16,4% del totale, da Torino e Napoli entrambe con il 10%. I valori molto più bassi si registrano invece a Messina, 129 persone, a Catania, 218 e un minimo a Reggio Calabria, 31 persone. Le quote più elevate di persone in strada sul totale si osservano a Genova, a Firenze e a Napoli».
Le donne rappresentano una minoranza sia in strada che nelle strutture, in strada sono solo il 12%, nelle strutture sono il 21,4%.

Le nazionalità. «Nelle strutture di accoglienza notturna le persone di nazionalità straniera sono oltre i due terzi e anche tra chi è stato rilevato in strada rappresentano il 70,5% dei casi con nazionalità individuata ovviamente. Perché non sempre è stato possibile appunto individuare con precisione di quale nazionalità si trascurasse. Per quasi il 60% degli ospiti delle strutture è stato possibile ottenere informazioni sul paese di origine di queste persone. La distribuzione ricalca quella dei permessi di soggiorno o dei registri di iscrizione anagrafica dei cittadini stranieri. Ad esempio, Marocco, Romania, Egitto sono più diffusi a Milano, Romania e Polonia a Roma, Somalia e Nigeria soprattutto nelle città del nord. Alcune eccezioni riguardano la Cina, il Bangladesh, lo Sri Lanka e le Filippine. Nonostante in alcuni comuni queste persone provenienti da questi paesi sia rilevante, tra i senza dimora risulta praticamente assente. Anche tra i peruviani la presenza dei senza dimora è molto bassa nonostante la loro presenza».
L'età. «Solo il 15,3% delle persone senza dimora ha meno di 30 anni. Tra i 18 e i 30 anni, la grande maggioranza, il 61%, è compresa tra i 31 e i 60 anni. Gli ultra sessantenni sono al 23,4%. Tra i conteggi in strada, la quota di chi ha oltre 60 anni però è significativamente più bassa ed è pari solo al 10,6%, sempre tra le persone con età elevata, perché non sempre ovviamente è stato possibile chiedere con precisione l'età a vantaggio di quindi nella nella strada di una maggiore concentrazione di persone in età centrale, il 73%». Le persone senza dimora conteggiate corrispondono a circa lo 0,11% della popolazione residente nei comuni considerati, ma il collettivo dei senza dimora include individui che non sono iscritti in anagrafe oppure che sono iscritti in anagrafe in comuni diversi da quelli dove si trovano a gravitare. Conclude la direttrice con un dato sulla disponibilità di posti letto nelle strutture: «Complessivamente, abbiamo 6.678 posti letto, un numero che risulta inferiore al numero complessivo delle persone senza dimora conteggiate, abbiamo detto 10.037, con un rapporto quindi tra capienza e persona del 66,5% seppure con differenze anche rilevanti tra i diversi comuni».

La fio.PSD ETS - Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora Ente del Terzo Settore, è una associazione che persegue finalità di solidarietà sociale nell'ambito della grave emarginazione adulta e delle persone senza dimora. Il presidente Alessandro Carta in conferenza stampa ha ricordato il titolo della campagna, "Tutti contano", e ha dichiarato: «Abbiamo reso visibile un senso di partecipazione: lo dicono i numeri delle persone che sono state coinvolte nella notte delle rilevazioni, le ore di presenza accanto alle Persone Senza Dimora. In qualche modo, abbiamo "infrastrutturato" una partecipazione civica. Questo è un dato rilevante perché è il terreno su cui si calano gli interventi, le politiche di una comunità di persone, di cittadini, che in modo solidale e competente in quelle notti ha dato un contributo che si unisce a quello degli addetti ai lavori e che crea una rete diffusa di presa in carico di corresponsabilità rispetto al bisogno di trovare soluzioni concrete alle fatiche, alla fragilità delle persone. Un altro dato non irrilevante che per molte persone si è trattata anche della prima esperienza di vicinanza a questo mondo dell'emarginazione grave quindi possiamo dire che abbiamo allargato il perimetro di un'attenzione». L' esito è di una consapevolezza diffusa, non solo degli esperti e degli addetti ai lavori. Continua Carta: « Un ulteriore elemento è l'impatto e la visibilità che ha avuto la campagna in termini anche di visualizzazione dei contenuti». Con questa esperienza, il tema delle Persone Senza Dimora è entrato nello spazio pubblico perché «Occorre rafforzare una narrazione fondata su dei dati, contare e raccontare in modo fondato con evidenze che diano ai numeri la forza propulsiva di storie e biografie che non sono assimilabili». Conoscere per saper dare a ciascuno ciò che può permettere un riscatto, un'autonomia, una possibilità di ridisegnare il futuro. Conclude Carta: «Con questi elementi accogliamo il dato quantitativo, proprio perché ora, attraverso questa partecipazione, questa apertura e questa visibilità, il compito è quello di trasformare tutto questo patrimonio in programmazione, politiche e cambiamenti».
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