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Lavoro e welfare aziendale

(di Antonello Sacchi) Proseguiamo nel percorso intrapreso la settimana scorsa attraverso la Summer School 2021 svoltasi il mese scorso a Firenze. Questa volta ci soffermiamo sul presidente del CNEL prof. Tiziano Treu che è intervenuto sabato 25 settembre. Ecco l'intervista che ci ha rilasciato allora e che pubblicheremo sul prossimo numero di Esperienza in distribuzione dagli inizi di novembre.

 

Bellezza e lavoro... un binomio proponibile?

È un binomio un po' audace%u2026 io penso che in generale si debba valutare la qualità del lavoro perché essa attiene sia al benessere di chi lavora, all'armonia del rapporto fra quello che uno fa e l'oggetto della sua attività, sia alla relazione fra coloro che svolgono questi lavori. Non parliamo solo del lavoro dell'artista ma anche del lavoro umile, ordinario. È un profilo che va valorizzato.

 

Come la pandemia ha rivoluzionato anche l'idea stessa di lavoro?

Il lavoro è stato investito già da prima della pandemia di grandi trasformazioni: tecnologiche e digitali. Potremmo anche aggiungere la globalizzazione che è diventata impetuosa e in certi casi sregolata negli ultimi anni. La pandemia, qui come in altri aspetti, ha accelerato queste tendenze già in atto e le ha rese più drammatiche perché ha aggiunto un profilo che prima non c'era. Le due tendenze che dicevo prima hanno trasformato il lavoro rendendolo più variabile, più incerto, qualcuno dice anche liquido. La pandemia ha aggiunto il profilo dell'insicurezza e del rischio della salute: anche se prima erano pur presenti le malattie professionali e gli infortuni, adesso abbiamo questo caso di contagio globale che pone a rischio la salute di chi lavora. Questo è un aspetto da considerare, lo si sta discutendo e vedremo come reagire. Quali sono le caratteristiche di questa nuova fase? Non sono ancora del tutto percepite ma possiamo parlare di una grande variabilità. Se vogliamo vedere aspetti positivi, c'è la potenzialità di creare più autonomia. Un lavoratore istruito che padroneggi queste tecniche è in grado di essere più autonomo anche se è sotto la direzione di un'organizzazione. Si vedono molti tipi di lavori più autonomi, realizzano meglio la persona, esprimono istanze di autorealizzazione che fino al passato erano meno evidenti o spesso erano represse nella subordinazione. Questo è il lato positivo che dovrebbe essere sfruttato anche dai sindacati oltre che dal legislatore per enfatizzare le possibilità di partecipazione di questi lavoratori alla gestione del loro destino e alle vicende dell'impresa.

Intervento del presidente CNEL Tiziano Treu

 

Lei ha recentemente curato la guida "Welfare aziendale" dell'IPSOA. Cosa dobbiamo aspettarci in termini di welfare?

Anche questa è una tendenza che si è già manifestata da tempo. Venti o trenta anni fa era un progetto solo di imprese illuminate, ora si è sviluppata una pluralità di benessere per i lavoratori: milioni di lavoratori hanno accesso a questi benefit. Durante la pandemia si è visto che questi benefici di welfare non si sono estinti ma trasformati, hanno spesso supplito le carenze di un intervento pubblico, ad esempio con l'integrazione al reddito, con forme di conciliazione fra lavoro e vita personale. Io credo che questo mostri l'utilità di queste forme di beneficio. In prospettiva credo che siamo di fronte a una specie di secondo pilastro del welfare, oltre a quello pubblico, destinato a svilupparsi soprattutto se è come adesso incentivato fiscalmente.  Vedo due esigenze: che queste forme siano disponibili ampiamente, non solo per alcune grandi aziende trascurando le esigenze del territorio; la seconda di essere selettivi nella scelta di questi benefit, che siano effettivamente utili al benessere delle persone. 

 

Guardando al Terzo Settore, al volontariato, alle Associazioni come ANLA: quale strada è più urgente percorrere in questa fase post pandemica?

Il ruolo si è consolidato, le dimensioni del fenomeno sono ragguardevoli. Nel corso della pandemia si è manifestata l'utilità dentro la necessità di questi interventi, di società organizzate e anche di volontari singoli. È una realtà magmatica, la legge ha migliorato la normativa, credo che occorra "fare un tagliando" cioè completare alcune parti che ancora non sono state effettuate e verificare quali sono i punti ancora aperti.

Riscontro una duplice esigenza: da una parte che queste attività del Terzo Settore siano più professionalizzate, curate; non basta la buona volontà perché i compiti sono sempre più esigenti; dall'altra che queste forme non vengano usate strumentalmente come forme di lavoro più a buon mercato ma siano effettivamente valorizzate dagli enti locali che spesso le utilizzano coinvolgendoli nella progettazione e negli interventi nel sociale. 

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