(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) L'apertura dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026 nel segno della pace e le polemiche che sono seguite, il prossimo festival di Sanremo, gli attentati ai treni, le manifestazioni di protesta a Milano e poi Niscemi e il dissesto idrogeologico, il prossimo referendum, le tensioni internazionali mai sopite: sono i temi che compaiono in prima pagina da giorni su quotidiani e social media.
Noi non rinunciamo a stare sull'attualità, lo facciamo tutti i giorni, ma neppure rinunciamo a proporre temi che riguardano il futuro del paese, tra questi lavoro e politiche di welfare, temi da sempre nel cuore di ANLA.
Le profonde trasformazioni sociali hanno messo in crisi da tempo il nostro welfare che risente tuttora di una impostazione legata ad un'epoca lontana, quella basata su famiglie che potevano contare su risorse economiche stabili provenienti dal lavoro dei capifamiglia e dal lavoro domestico delle donne. Quel tempo è passato, ma rimane intatta la sfida di ripensare ad un welfare più inclusivo, che comprenda l'intera cittadinanza e offra una più ampia fascia di servizi e nuove opportunità. Un welfare di comunità circolare, cioè capace di ricostruire una alleanza virtuosa tra ente pubblico, imprese e società civile organizzata.
In questo contesto di ripensamento, le esperienze di welfare aziendale sono a nostro parere una delle forme più interessanti, una vera e propria infrastruttura del territorio che mette in sinergia le risorse aziendali con quelle già presenti nel territorio.

L'Osservatorio Welfare di Edenred che analizza l'andamento del welfare aziendale in Italia evidenzia una crescente consapevolezza del valore strategico del welfare. Il 67% dei Responsabili delle risorse umane valuta positivamente l'impegno della propria azienda, l'88% ritiene che investire nel benessere favorisca la crescita aziendale e aiuti a trattenere i talenti. È una percezione presente anche tra i dipendenti: il 49% dei lavoratori e delle lavoratrici conferma la presenza di un piano welfare all'interno della propria azienda, una percentuale in aumento rispetto al 42% del 2023. Lo strumento di welfare più utilizzato sono i fringe benefit , compensi non in denaro ma in buoni spesa e altro. Cresce anche la diffusione di piattaforme integrate che combinano formazione, supporto psicologico, flessibilità, mobilità sostenibile e servizi familiare che fanno del welfare aziendale una infrastruttura di benessere per l'intera comunità in cui opera l'impresa.
Una trasformazione di grande valore tanto da parlare più correttamente di welfare aziendale territoriale.
I benefici sono noti e certificati. Per l'azienda: un aumento di produttività sul piano economico e sociale, la crescita del senso di appartenenza e una migliore reputazione aziendale. Per i lavoratori, e le lavoratrici soprattutto, una riduzione della distanza tra vita lavorativa e vita personale. Per il territorio, un sostegno decisivo al welfare collettivo e alla economia locale conseguente all'attivazione di nuovi servizi che privilegiano i fornitori locali.
Una architettura sociale che vede nella sussidiarietà circolare, nella coprogettazione, nell'ascolto sincero delle comunità le direttrici con cui operare nel governo dei territori, per promuovere nuove combinazioni tra risorse aziendali, pubbliche e terzo settore, nuove esperienze per un welfare finalmente attento ai bisogni di protezione dei cittadini, soprattutto quelli più fragili e vulnerabili.
Sono questi i pilastri che rendono i sistemi territoriali più competitivi: la produttività di cui tanto si parla dipende non solo dalla innovazione tecnologica ma dalla qualità delle condizioni di lavoro, dalla qualità della vita, dalla qualità sociale e ambientale di un territorio.
Pubblicato il 11 febbraio 2026
Crediti fotografici: iStock.com/ Davizro
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