Jòzef Tischner, 1931-2000, è un rappresentante della filosofia del dialogo ed è l'ideatore della "filosofia del dramma". Il suo pensiero nasce dal confronto fra il pensiero di Hegel, Heidegger, Levinas. Sacerdote cattolico, maturato nel contesto di Solidarnosc, parla esplicitamente di filosofia del dramma, in quanto la vita umana nasce dal dramma etico dell'incontro fra persone, dal fatto che di fronte all'altro-da-se, ognuno è sollecitato a compiere un'azione.
"Che cosa posso fare per te?. Qui si spalma la scelta fra bene e male, la scelta etica che scaturisce dallincontro con l'altro, anzi "l'altro mi interpella" direbbe Levinas. È dunque il volto dell'altro che è all'origine e della chiamata etica e della scelta fra bene e male che ne segue. Questa scelta non è astratta, come nel pensiero di Romano Guardini, altro esponente di questo orientamento di pensiero, ma concreta, legata alla vita delle persone.
Scrive il traduttore Tadeusz Sierotowicz di quest'opera che esce postuma: "L'Altro costituisce la terza, conclusiva parte di una trilogia di Tischner inaugurata con "Filosofia del dramma" e seguita da "Controversie sull'esistenza dell'uomo". In Filosofia del dramma il filosofo polacco descrive l'uomo come un "essere drammatico".

Riporta il testo: "Che cosa significa incontrare un'altra persona? L'alterità è distanza o prossimità, separazione o legame? Negli ultimi anni della sua vita Jòzef Tischner ha cercato una risposta a queste domande, dando forma a un libro-testamento rimasto incompiuto. Il filosofo polacco descrive l'uomo come un essere drammatico, ovvero che vive nel tempo e la cui esistenza si realizza soltanto nell'apertura al mondo e agli altri. L'incontro con l'altro non è mai un concetto astratto né un fatto meramente teorico: è un evento che trasforma lo spazio e il tempo, che apre la possibilità di avvicinarsi, allontanarsi, comprendere o respingere. L'altro non è semplicemente il "diverso": è un Tu con cui dialogare, un Lui che interrompe la chiusura dell'Io e del Tu su se stessi, un Noi che prende forma come comunità".
Lincontro con l'altro non è mai un evento neutrale: mi apre uno spazio di responsabilità e mi consegna a una scelta, fra accoglienza (bene) e rifiuto (male). La risposta, frutto di libertà e di rischio perché può anche ferire, finisce con il denotare l'uomo: se la libertà è risposta responsabile, la vita è dramma relazionale.
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