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La Repubblica

"Nello stato che dianzi abbiamo fondato, esiste in alcuni cittadini una scienza [d] che provvede non a elementi particolari dello stato, ma allo stato in generale, per stabilire come possa meglio regolare la sua interna organizzazione e i rapporti con gli altri stati? Esiste, sì. - Qual è?, chiesi, e in chi si trova? È la scienza, di fare la guardia, rispose; e l'hanno quei governanti ai quali, or ora abbiamo dato il nome di perfetti guardiani. - Dunque questa scienza che nome ti fa dare allo stato?- Bene consigliato rispose, e dotato di una reale sapienza”.

Platone, 428 – 348, compose numerosi dialoghi, raggruppati secondo il grammatico Trasillo in tetralogie: tetralogia I: Eutifrone, Apologia, Critone e Fedone; tetralogia II: Cratilo, Teeteto, Sofista e Politico; tetralogia III: Parmenide, Filebo, Simposio e Fedro; tetralogia IV: Alcibiade primo, Alcibiade secondo, Ipparco, Amanti; tetralogia V: Teage, Carmide, Lachete, Liside; tetralogia VI: Eutidemo, Protagora, Gorgia e Menone; tetralogia VII: Ippia maggiore, Ippia minore, Ione, Menesseno; tetralogia VIII: Clitofonte, Repubblica, Timeo, e Crizia; tetralogia IX: Minosse, Leggi, Epinomide, Lettere.

Quando Platone pensa al dialogo Politeia, tradotto con Repubblica, Atene è in declino: la Guerra del Peloponneso ha causato instabilità politica e sfiducia nelle istituzioni. La condanna di Socrate spinge il discepolo a cercare una forma ideale di governo. Nasce così l'interrogativo sulla giustizia e il paragone con l'anima: la città ideale o giusta è ordinata in classi, l’anima giusta è divisa in parti. 

La struttura tripartita dello Stato prevede dunque una società divisa in governanti, guerrieri, produttori, corrispondenti alle tre parti dell'anima ragione, coraggio, desiderio.

"Il punto difficile da conoscere è invece questo: se è lo stesso principio che ci fa compiere le nostre singole azioni o se, essendo tre i princìpi, un’azione è dettata da uno, un'altra da un altro; se cioè dei princìpi che sono in noi, uno ci fa imparare, l'altro provare impeti d'animo, il terzo bramare i piaceri della tavola e della procreazione [b] e ogni altro godimento affine; oppure se in ciascuno di questi casi è l'anima tutta intera a farci agire, quando ci mettiamo in azione306. Saranno distinzioni difficili a farsi bene".

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