(di Carmelo Arpesella) Voce agli studenti. Non è uno slogan ma l’obbiettivo del Progetto Iride “La scuola vista dai giovani”, al primo anno di vita, che si è concretizzato nella stesura di tre Rapporti, dedicati all’orientamento, alla valutazione degli apprendimenti e allo stare bene a scuola, presentati martedì scorso a Roma da Claudia Donati, direttrice di ricerca Censis. Parliamo di Scuola Secondaria: per ciascun tema sono stati ascoltati circa 8.000 studenti degli ultimi tre anni di corso di 61 scuole secondarie di secondo grado; alle loro risposte si affianca una rilevazione su 1.000 diplomati tra 18 e 24 anni. Dai risultati, che il Censis ha diffuso con comunicato stampa, emerge la richiesta di una presenza educativa più continua, leggibile e vicina alle difficoltà concrete degli studenti.

Il Progetto Fres- Iride «La scuola vista dai giovani» si inserisce nelle attività dell’Osservatorio Iride nato dalla collaborazione tra Fondazione Costruiamo il Futuro Ets e Fondazione Censis.
Vediamo alcuni dati: il 43,4% degli studenti dichiara di non disporre di informazioni, conoscenze e competenze sufficienti per compiere una scelta consapevole per il proprio futuro e anche il 38,9% degli studenti del quinto anno ha bisogno di ulteriore supporto. Il 48,5% degli studenti si sente protetto solo in parte dalla scuola rispetto a bullismo, cyberbullismo o discriminazioni, il 36,3% per niente.
Per il 90,3% degli studenti la scuola è prima di tutto un luogo nel quale fare nuove conoscenze e amicizie. L’80,4% va d’accordo con i compagni, il 75,1% considera sereno il clima della classe e il 77,1% non si sente giudicato dai coetanei. Quando si chiede che cosa faccia stare meglio a scuola, il 54,0% indica il rapporto con i compagni di classe. La socialità quotidiana, tuttavia, non sempre diventa una rete di aiuto: tra chi ha subito un abuso, soltanto il 14,8% si rivolge agli insegnanti.
Tra gli studenti che intendono continuare gli studi, solo il 25,5% ha già individuato il corso al quale iscriversi; il 32,3% conosce soltanto l’ambito di interesse, il 32,2% è indeciso tra più opzioni e il 10,0% non ci ha ancora pensato. Anche in quinta, il 29,2% è ancora indeciso. La transizione al lavoro presenta lacune operative: il 51,5% si ritiene poco o per niente capace di trovare le offerte, il 45,1% di scrivere una lettera di presentazione, il 43,7% di preparare un buon curriculum e il 38,7% di sostenere un colloquio.

Il 45,0% degli studenti indica le lezioni più interattive e dinamiche come la prima leva per migliorare la scuola.
Il 56,4% ritiene che gli insegnanti non siano obiettivi nei giudizi. Il 71,0% considera la scuola una fonte continua di ansia e stress. Quando si chiede quale stato d’animo prevalga, il 51,0% indica l’ansia, il 46,0% la noia, il 25,8% la serenità, il 18,7% la felicità e appena l’8,0% l’entusiasmo. Il 73,7% ritiene che il modo di vivere la valutazione influenzi il rendimento; il 35,5% ha saltato almeno una volta la scuola per paura di una prova pur essendo preparato.
E una volta usciti da scuola? Il 71,2% dei diplomati giudica buona o ottima l’esperienza vissuta, contro il 46,2% degli studenti ancora a scuola; il 60,8% consiglierebbe la propria ex scuola, a fronte del 47,3% di chi la frequenta. Tra i diplomati l’83,9% considera utili le conoscenze acquisite, il 69,7% ciò che ha imparato per la vita e il 54,5% per il lavoro. Il tempo rende più articolato il giudizio, ma non cancella la memoria dell’ansia (53,8%), dei criteri poco chiari e dei feedback insufficienti.
Per leggere i tre Rapporti clicca qui
Crediti fotografici
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