(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale di ANLA) "Per essere liberi bisogna essere temuti": lo ha detto Emmanuel Macron per spiegare la decisione del governo francese di ampliare l'arsenale degli ordigni nucleari. Bisogna essere temuti: ma è davvero così? Sembra quasi che la storia non ci abbia insegnato nulla e che tutto ricominci daccapo.
Certo, non si può dire che viviamo un'epoca serena e pacificata: la fanno da padrone le polarizzazioni ideologiche, un linguaggio pubblico assertivo e spesso violento e la convinzione ormai diffusa che l'unica legge che possa governare i processi politici e sociali nei contesti nazionali e internazionali sia la sola forza economica e militare.
Ciononostante, noi continuiamo a credere che la virtù della mitezza, oggi dai più ritenuta ingenua, inconsistente e impopolare, sia ancora la bussola morale per navigare la complessità del nostro tempo.
Che cosa può dirci oggi la mitezza, cosa può ancora insegnarci il passaggio "beati i miti, perché erediteranno la terra" nel discorso della montagna di Gesù? O l'opera "Elogio della mitezza" di Norberto Bobbio, scritta nel gennaio 1994, ancora preziosa per tutti coloro che vogliono vivere una esistenza impegnata?
Va chiarito da subito che la mitezza non va relegata nella sola dimensione privata: essa si manifesta sia nella vita personale come in quella pubblica. A livello personale la mitezza vissuta nella quotidianità sa moderare i propri impulsi, resiste alla tentazione della violenza, sceglie il dialogo anche quando sembrerebbe più facile risolvere tutto imponendo la propria decisione. La persona mite è una persona che accetta di mettersi in discussione, ha delle certezze che rimotiva giorno dopo giorno nel confronto e nel dialogo, e una libertà interiore che gli consente di accogliere la realtà per quella che è, libera da pregiudizi e false paure.
Nella vita pubblica la mitezza sceglie la forza della diplomazia, sempre, anche quando non sembra efficace e non sembra portare a nulla. Interviene con manutenzioni e restauri sulle crepe che si aprono quotidianamente sulla superficie di quel bellissimo vaso di porcellana che è il nostro pianeta.

È difficile crederci, la forza della determinazione portata fino alla violenza si mostra da subito più efficace: un bombardamento, la cattura di un dittatore, la sconfitta violenta dei malvagi che opprimono un popolo sembrano chiudere definitivamente una crisi. Queste azioni, come ci ricordano le guerre di questi ultimi decenni, lasciano solo macerie materiali, sociali e spirituali che per essere rimosse avranno bisogno di tempi lunghissimi. La via della mitezza, schierata e mai neutrale contro ogni forma di fanatismo e di azioni prepotenti, ha bisogno di tempi pazienti e di una grande forza di animo. Deve resistere ai violenti e alle prevaricazioni , spegnere i conflitti e trasformarli in un'occasione di crescita, e limitare l'uso della propria forza per tenere sempre aperta la possibilità di una convivenza fraterna governata da leggi giuste.
Nel discorso della montagna Gesù affida ai miti il possesso della terra e il compito di governare il mondo: non sono ingenui utopisti, ma persone con un grande senso della realtà e di un realismo politico che si nutre di una perseveranza rocciosa di adesione alla logica della trattativa, della via diplomatica che non dimentica le ingiustizie e le sofferenze.
"La diplomazia ritrovi il suo ruolo e sia promosso il bene dei popoli, che anelano a una convivenza pacifica, fondata sulla giustizia" (Papa Leone XIV).
(Crediti fotografici: iStock.com/ Kamonwan Wankaew)
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