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La bellezza salverà il mondo

(di Antonello Sacchi) Ciò che è accaduto la scorsa settimana a Firenze è stato davvero "bello": innanzitutto il ritrovarci di persona, dopo tanti mesi di lockdown più o meno rigido e dopo tanta sofferenza che ha drammaticamente segnato il Paese. Non solo: abbiamo recuperato anche quella dimensione della socialità che caratterizza il vivere associativo. 

La visita guidata di Firenze che è stata magistralmente organizzata dai volontari del consiglio regionale della Toscana di ANLA - un grazie particolare per tutti loro che grazie alla loro opera hanno consentito che tutto si svolgesse per il meglio - è stata metafora dei nostri giorni passati e presenti: camminare in tanta bellezza costa anche fatica ma è bello finalmente riprendere a camminare verso una meta comune! Sul prossimo numero di Esperienza leggerete ampi resoconti sulle giornate vissute, cliccando qui potete vedere un servizio televisivo sulla mostra "Il sacro nell'arte" giunta alla XVII edizione

Riporto di seguito qualche frase per anticipare i temi che svilupperemo sul giornale. Carla Collicelli, Associata CNR, ASviS Relazioni Istituzionali, Docente Sapienza Combiomed: "Spesso la bellezza di cui si parla oggi è una bellezza banalizzata, esteriore, superficiale, oppure legata ad eventi e realtà mirabolanti, fuori dal comune, enormi. Una bellezza tutta percettiva, individuale, alimentata da sentimenti di tipo narcisistico e di predominio. Per ritrovare la serenità ed il benessere abbiamo bisogno di riscoprire la bellezza interiore, quella dei sentimenti profondi, e soprattutto la bellezza che scaturisce da relazioni umane e sociali significative. Anche la bellezza della natura e dei nostri ambienti di vita quotidiana va riscoperta, evitando di avere nei suoi confronti atteggiamenti di conquista e trasformazione tecnologica, ed avendone rispetto e cura. La città, per essere bella, deve valorizzare l'umano e il sociale in maniera armonica. E occorre ridare spazio vitale alla dimensione delle piccole cose che ci circondano, delle vite altrui che ci sollecitano al rispetto ma anche alla calma ed alla pazienza della cura personalizzata. Pura  utopia? No, visto che esistono mondi e persone che stanno lavorando per una rigenerazione sociale che si basi anche e soprattutto sulla bellezza riscoperta". 

Davide Rondoni, poeta e scrittore: "Non la bellezza salverà il mondo ma la libertà degli uomini pronti a riconoscerla lo rammaglierà sempre contro ogni malore o disperanza. Mai nulla di automatico ma occorre la commozione e la semplicità come mostra il viaggio di Dante". 

Giuliano Cecovini, presidente di A.r.i.s. Trieste: "Partendo dal concetto che invecchiare significa aver sperimentato un lungo tratto di vita e aver vissuto ovviamente emozioni, soddisfazioni e sicuramente anche dispiaceri faccio una disamina della situazione delle persone anziane al giorno d'oggi paragonandola con quella di soggetti della stessa età qualche decennio fa. Il problema della senescenza è ben noto fin dall'antichità ( Cicerone "de senectute") ma al giorno d'oggi la figura dell'anziano è mutata in quanto la società attuale indica, con la parola vecchio, una persona considerata ormai inutile e soprattutto"pesante" . Quali sono le problematiche attuali della persona anziana ? Quattro sono le principali problematiche :la salute, le risorse economiche, la solitudine, era difficoltà a seguire le novità in formiche che quotidianamente vengono proposte (vedi SPID, Q erre etc). Partendo da questi concetti sviluppo quelle che, a mio avviso, possono essere le soluzioni al problema. Passo poi a illustrare l'esperienza triestina con l'onlus "ARIS" (acronimo per associazione ricerca e studi sull'invecchiamento) sia dal punto di vista medico-psicologico sia dal punto di vista del miglioramento delle condizioni di vita con la creazione di un luogo di aggregazione dove si svolgono svariate attività sia ludiche (gioco delle carte) che culturali con conferenze, attività mnemoniche e anche attività fisica. Concludo con la citazione di due esperienze differenti quella di Hendrik GROEN illustrata nel suo libro "Piccoli esperimenti di felicità" e con quella del filosofo tedesco Wilhelm SCHMID " l'arte di saper invecchiare"". 

Tommaso Lipartiti, della medesima Associazione: "L'invecchiamento è uno dei momenti più fragili della nostra vita in cui "sfiorisce" la nostra bellezza psico fisica. Invecchiare in salute, cioè perseguendo corretti stili di vita, è indispensabile per meglio supportare gli inevitabili problemi di cronicità della età anziana. L'ambiente di lavoro, dove trascorriamo gran parte della nostra vita attiva, può essere una opportunità per realizzare progetti di benessere collettivo e mantenere in salute il lavoratore sino al pensionamento"

Mons. Timothy Verdon, Direttore, Museo dell'Opera del Duomo, Firenze, parlandoci della Michelangelo ormai anziano ha spronato: "anche con i limiti e i dubbi della vecchiaia si deve, si può continuare alle cose importanti che abbiamo fatto nella nostra vita". 

Annamaria Furlan, già segretaria nazionale della Cisl: "Il lavoro è un elemento fondante del nostro Paese. I padri e le madri costituenti hanno voluto già nella nostra Costituzione definire l'Italia una repubblica fondata sul lavoro. Avrebbero potuto scegliere anche altri elementi importantissimi, penso alla solidarietà, alla libertà, ma il lavoro è stato scelto proprio perché in sé racchiude i veri ideali della nostra Costituzione e complessivamente racchiude in sé quegli elementi di rispetto, tolleranza, libertà, convivenza, solidarietà che sono premiati nella nostra Carta costituzionale. Il lavoro mette al centro la persona, la dignità della persona, il suo partecipare allo sviluppo sociale, economico e questo è fondamentale che venga assolutamente recuperato. In questi anni abbiamo perso molto del valore sociale del lavoro: questo ha reso più povero il Paese e le persone più sole e indifese. Il valore sociale del lavoro come elemento costitutivo del nostro Paese, come vera dignità della persona va assolutamente recuperato. Io credo che il compito di associazioni, di chi si occupa del sociale ma anche della politica sia proprio questo: ridare dignità al lavoro significa dare dignità e prospettive future alle persone nel nostro Paese. Il lavoro tiene insieme, i giovani e gli anziani, gli uomini e le donne, perché si rivolge innanzitutto al ruolo importante, creativo, partecipativo, dignitoso della persona". 

Tiziano Treu, presidente del Cnel "Il lavoro è stato investito già da prima della pandemia di grandi trasformazioni: tecnologiche e digitali. Potremmo anche aggiungere la globalizzazione che è diventata impetuosa e in certi casi sregolata negli ultimi anni. La pandemia, qui come in altri aspetti, ha accelerato queste tendenze già in atto e le ha rese più drammatiche perché ha aggiunto un profilo che prima non c'era. Le due tendenze che dicevo prima hanno trasformato il lavoro rendendolo più variabile, più incerto, qualcuno dice anche liquido. La pandemia ha aggiunto il profilo dell'insicurezza e del rischio della salute: anche se prima erano pur presenti le malattie professionali e gli infortuni, adesso abbiamo questo caso di contagio globale che pone a rischio la salute di chi lavora. Questo è un aspetto da considerare, lo si sta discutendo e vedremo come reagire. Quali sono le caratteristiche di questa nuova fase? Non sono ancora del tutto percepite ma possiamo parlare di una grande variabilità. Se vogliamo vedere aspetti positivi, c'è la potenzialità di creare più autonomia. Un lavoratore istruito che padroneggi queste tecniche è in grado di essere più autonomo anche se è sotto la direzione di un'organizzazione. Si vedono molti tipi di lavori più autonomi, realizzano meglio la persona, esprimono istanze di autorealizzazione che fino al passato erano meno evidenti o spesso erano represse nella subordinazione. Questo è il lato positivo che dovrebbe essere sfruttato anche dai sindacati oltre che dal legislatore per enfatizzare le possibilità di partecipazione di questi lavoratori alla gestione del loro destino e alle vicende dell'impresa". 

Il presidente Patriarca, il cardinale arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori, mons. Timothy Verdon

Chiudo ricordando due preziosi interventi: il presidente di Fincantieri, ambasciatore Giampiero Massolo, che ci ha aperto una finestra sul mondo spiegandoci la crisi afghana e i suoi possibili sviluppi, e l'arcivescovo di Firenze il cardinale Giuseppe Betori che ci ha detto: "Questa vostra manifestazione implica anche un'altra bellezza, la bellezza dell'essere anziani: lavoratori anziani. Normalmente si pensa che il lavoro si coniuga con la forza e l'energia della gioventù o per lo meno della maturità. Voi invece, giustamente, rivendicate la bellezza del lavoro anche per l'età anziana. Chi l'ha detto che un anziano non può creare con suo lavoro, col suo ingegno, con la sua sensibilità, opere che esprimo bellezza?

Pensiamo al bello, eleviamo la nostra anima perché la bellezza salverà il mondo.

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