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La banalità del bene

“Lei, che cosa avrebbe fatto al mio posto?” Una di quelle domande pesanti in cui viene richiesta la complicità dell’interlocutore. Un quesito breve che supplica comprensione, fa balenare la fragilità e la debolezza umana, non solo di chi parla, ma soprattutto di chi ascolta. “Avevo paura, sono scappato… Lei che cosa avrebbe fatto al mio posto?” “Nessuno mi vedeva, l’ho fatto… Lei che cosa avrebbe fatto al mio posto?” Ma il vecchio signore che me la poneva, non cercava comprensione o scusanti. Al contrario, stava cercando di dirmi che tutti, nella maniera più naturale, avrebbero dovuto comportarsi come si era comportato lui”.

A volte basta una frase per indicare la grandezza di un uomo. “Lei, che cosa avrebbe fatto al mio posto?”. Giorgio Perlasca si è trovato a vivere quella frase ed ha agito. Il volume è il racconto di questa vita così straordinaria da apparire ordinaria. 

 

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