(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Sono anni che l'Associazione ha inteso rafforzare le proposte di turismo sociale e culturale ai propri soci per offrire una presenza in un settore che tutte le ricerche internazionali danno in crescita nei prossimi anni. Accanto alle tematiche fondative di ANLA (il lavoro e le imprese, il welfare e il terzo settore, la cura della dimensione intergenerazionale che attraversa la vita delle nostre comunità e concretizzata nella pubblicazione del terzo rapporto nonni-nipoti), abbiamo scelto di indicare nel turismo sociale e culturale un altro tratto caratteristico della nostra esperienza associativa. Perché il viaggio non è solo un selfie, non è solo una raccolta di fotografie, un tour tra i luoghi turistici più frequentati: è prima di tutto un'esperienza di relazioni sociali, di riscoperta di tratti della nostra identità culturale spesso dimenticati e che riacquistano valore e significato. Una esperienza di viaggio comunitaria, che si fa amicizia e condivisione, e che ci aiuta a tratteggiare una umanità multiculturale e multireligiosa, in un contesto sociale che al contrario invita a erigere muri, protezioni e paure contro tutto ciò che non rientra nelle proprie consuetudini.


Ho partecipato all’ultimo viaggio in Cina organizzato da ANLA alla scoperta di un paese che compare quotidianamente nelle cronache giornalistiche di geopolitica come tra i grandi protagonisti nella suddivisione dei poteri a livello globale nei prossimi decenni. Siamo partiti curiosi di comprendere e ascoltare oltre che visitare le bellezze di un paese immenso. Nell’attraversarla, la Cina si è presentata nelle sue molteplici sfaccettature culturali, etniche e religiose, e di diversità territoriali spesso poco raccontate. Se dovessi proporvi un racconto della Cina che ho incontrato in questo viaggio utilizzerei tre cartoline.

La prima riguarda Pechino, la città imperiale per antonomasia: la Città Proibita, la piazza di Tienanmen, il Palazzo d’Estate. Una città con una architettura a forte impronta “sovietica”, i colori grigio-gialli quelli più dominanti. Ci si muove con il passaporto sempre in mano per accedere agli spazi pubblici, ovunque telecamere e controllo delle targhe. Un controllo pervasivo e stancante, che la popolazione - a me è sembrato così - accoglie come “normale”, come rispetto delle regole necessario vista la mobilità e l’intenso traffico della città. Nei numerosi canali televisivi la narrazione prevalente è quella di un paese in corsa verso il futuro, con pochi problemi, impegnato nella formazione delle nuove generazioni, una formazione molto selettiva e competitiva.

La seconda cartolina è la Cina con le sue bellezze artistiche e naturali: la Grande Muraglia sommersa da un turismo locale interno inaspettato, la città vecchia di Pingyao, l’esercito di terracotta a Xi’An, i templi buddisti (senza monaci) non sempre ben mantenuti. E poi le bellezze naturali a Zhangjiajie note per le riprese del primo film Avatar. Anche qui un forte turismo interno, realizzazioni di impianti turistici inimmaginabili per il nostro paese, a forte impatto ambientale, troppo a mio parere. Luoghi frequentati giornalmente da almeno 60 -70 mila persone, una organizzazione piuttosto efficiente, con il controllo in entrata e in uscita con foto- segnalazione dei documenti di identità, tutto molto composto e ordinato. Qui ho scoperto una Cina meno omologata, più rurale e legata al culto degli avi e alle tradizioni del confucianesimo. Giorno dopo giorno riesci sempre più a distinguere le tante e diverse etnie che la abitano, la grande storia degli imperatori, l’avvento della Repubblica e il mito della lunga marcia. Ci fotografavano spesso, incuriositi.

E poi giungi a Shanghai, il centro finanziario ed economico della Cina. I controlli si riducono di parecchio, l’architettura è del tutto simile a quella delle capitali asiatiche, grattacieli avveniristici, chilometri di metropolitana, le vie della movida e del lusso con i marchi occidentali. Le carte di credito tornano a funzionare, un aeroporto avveniristico, la città dei taxi robot soprattutto in periferia, un po’ più di inglese, la città delle industria e dell’automotive. Città praticamente elettrificata, auto e motorini silenziosi, alberghi all’altezza e una buona cucina. E trovi di tutto, davvero di tutto.
La sensazione che respiri è che qui tutto sia più veloce, efficiente e controllato, sempre un passo in avanti, e che le nostre possibilità di competere siano piuttosto complicate. Siamo partiti a notte fonda e atterrati a Malpensa in prima mattinata: davvero stanchi ma con un “finalmente a casa”, felici di aver rimesso nello zaino il passaporto per troppi giorni nelle nostre mani.
Crediti fotografici
iStock.com/ zhaojiankang
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