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Il voto ai diciottenni

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) È una riforma attesa da decenni: Palazzo Madama ha approvato in via definitiva la legge costituzionale che equipara anagraficamente la platea elettorale dei due rami del Parlamento, non si dovrà più aspettare i 25 anni per eleggere i Senatori.   Due i dati positivi. In primis il coinvolgimento di 4 milioni circa di nuovi elettori, più della metà   sono   donne, le  Regioni   che risentiranno elettoralmente della loro presenza  sono Lombardia, Campania e Trentino Alto Adige anche se le  maggiori modifiche della base elettorale coinvolgeranno soprattutto le regioni del sud. La seconda positività è che l'uniformazione dei due elettorati eviterà che alla Camera e al Senato si creino maggioranze diverse, come accade oramai da decenni, assicurando una maggiore stabilità al governo in carica.

Ricordiamo come nasce questa riforma. A seguito della riduzione del  numero dei parlamentari  la precedente  maggioranza aveva programmato un pacchetto di modifiche che prevedeva, oltre il voto ai 18 enni, l'eliminazione della base regionale del sistema elettorale del Senato, la riforma della legge elettorale in senso proporzionale, l'istituto della sfiducia costruttiva che garantirebbe una maggiore stabilità politica, la modifica dei regolamenti parlamentari per sveltire il processo legislativo e frenare i cambi di casacca. Dubito che dopo questo voto il percorso delineato farà passi avanti, ma voglio essere ottimista.

Con il voto ai 18 anni avremo più giovani partecipanti? Le ultime rilevazioni raccontano  un mondo giovanile assai distante dall'attuale politica. I giovani interessati sono una minoranza, la gran parte è disaffezionata. Colpa loro, una generazione senza valori, senza interessi? Non proprio, anzi è il contrario. 

È vero che con la riduzione dei parlamentari cala la loro possibilità di influenzare gli equilibri politici essendo stata ridotta l'incidenza di ogni singolo voto, ma è la politica  ad doversi assumere la responsabilità dell'attenzione, dell'ascolto, della ricerca di soluzioni condivise, dell'offerta di spazi di espressione ed elaborazione nei quali i giovani possano esprimere le proprie idee e interessi. Un hashtag di plauso dei leader non basta, e non convince nessuno.

Chiamare in causa solo la politica però sarebbe ingiusto e troppo semplice. Il compito di creare spazi nuovi di partecipazione per i giovani spetta anche all'associazionismo, alle organizzazioni imprenditoriali e sindacali, alle imprese. E una associazione come ANLA, composta per lo più da lavoratori senior, che compito si può dare? Da una parte non rappresentarsi come quelli della sola tutela dei diritti acquisiti (i propri) ma piuttosto essere voce dei diritti delle nuove generazioni sempre più minacciati  e dall'altra non rinunciare ad una presenza culturale che guardi sempre il futuro con fiducia (adolescenti  anziani, dicevamo all Summer School di Castel Gandolfo).

Concludo con una ultima considerazione politica. La modifica costituzionale omologa le basi elettorali delle due Camere e rende ancor più anacronistico il bicameralismo paritario, oggi più facilmente superabile con la riduzione dei parlamentari, magari differenziando le funzioni e dando più valore alle rappresentanze regionali il cui potere con la riforma del 2001 si è fortemente accresciuto. Ma forse anche su questo rischio di mettere a dura prova il mio ottimismo.

 

(Crediti fotografici: iStock.com/TolikoffPhotography)

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