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Il virus della solitudine

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) In Italia nel 2019 le persone sole di 65 anni e più sono arrivate alla cifra record di 4,1 milioni. Di queste quasi 2,9 milioni sono vedovi o vedove, almeno tre su quattro vivono da sole. Quando un anziano perde il coniuge o non ha nessuno accanto, si ritrova non già single, come accade per chi ha ancora la vita davanti e può scegliere, bensì più realisticamente solo. Perché sta accadendo, quali sono le cause di questo processo di lontananza dalla famiglia? Per meschini calcoli  di esclusione? Per incuria? Sarebbe una conclusione affrettata e ingenerosa verso i nostri figli e le generazioni più giovani.

Proviamo a comprendere il fenomeno che dura oramai da decenni. Il miglioramento  del reddito familiare, congiuntamente alla contrazione delle nascite, ha determinato un incremento del numero  di coppie di età avanzata economicamente autonome e senza figli conviventi. Non è un male, anzi: è positivo che i nostri figli si siano costruiti una famiglia e una vita autonoma. Ma accade frequentemente che se  uno dei due coniugi viene a mancare, l'altro resta quasi sempre solo, senza la possibilità di essere reinserito in una diversa realtà familiare, per mancanza di figli o perché i figli sono lontani o non hanno a loro volta realtà familiari consolidate. È questa assenza di alternative che genera una vita in solitudine, acuisce la fragilità psico fisica delle persone anziane, espone  alle vicissitudini della vita: il domani appare un piano declinante sempre più triste.

Si è parlato molto del valore e della tenuta della famiglia durante la pandemia, e noi ne siamo fermamente convinti, ma la pandemia ha mostrato le difficoltà oggettive a tenere le relazioni assidue con i propri anziani. È un dato di realtà che va analizzato per quello che è, per di più il tempo  si annuncia non semplice: le famiglie unipersonali saranno in futuro la tipologia più frequente assieme a   quelle con un solo genitore con figli, mentre le coppie stabili con più figli nel breve futuro saranno una minoranza.   

Ci attende una stagione triste e rassegnata? Papa Francesco nel messaggio che istituisce la giornata mondiale dei nonni e degli anziani non rinuncia a guardare il tempo con le sue criticità, la sua riflessione  guarda con onestà a quello che stiamo vivendo, non nasconde nulla, non propone un futuro angelicato. Il principio di realtà è una virtù spirituale assai preziosa che se ben praticata non porta con sé cinismo e rassegnazione; porta con sé, come ci testimonia Papa Francesco, la speranza, il coraggio dell'impegno civile, il desiderio di un futuro più umano.

La pandemia ha fatto emergere il virus sociale che sta avvolgendo il mondo degli anziani; è il virus della solitudine, della mancanza di relazioni, di affetti e di amicizia. Ecco, noi di ANLA siamo qui, siamo stati qui in questi due anni di pandemia mantenendo in vita le reazioni associative, e quando è stato possibile anche le sedi, aiutando i più fragili. Non ci siamo attardati in formalismi inutili, sul retorico richiamo ai valori, sulle procedure. Abbiano onorato la grande storia di ANLA costruendo solidarietà e amicizia. E continueremo a farlo.

 

(Crediti fotografici: iStock.com/ ipopba)

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