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Il Piano nazionale di ripresa e resilienza

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA)  "In questo Piano c'è in gioco il destino del Paese, la sua credibilità e reputazione come fondatore dell'Unione Europea". Mario Draghi è intervenuto alle Camere per presentare il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) approvato sabato scorso dopo un lungo Consiglio dei Ministri, e dopo un confronto piuttosto travagliato  con la Commissione europea. Proviamo a spiegare in poco spazio in che cosa consiste il Piano  e perché rappresenta un passaggio decisivo per il futuro del paese.

Anzitutto le cifre stanziate. Parliamo di 248 miliardi sommando i 191,5 miliardi messi a disposizione della Ue, gli ulteriori 26 messi per  la realizzazione di opere specifiche e stanziati entro il 2032 e i 30 già annunciati nei giorni scorsi di risorse nazionali tutte in deficit.  Fuori dal computo le somme del programma React Eu, per altri 13 miliardi ancora.

L'obiettivo generale possiamo riassumerlo  in due programmi: riparare i danni economici e sociali provocati dalla crisi pandemica, e finanziare le riforme che da decenni bloccano lo sviluppo del Paese. 6 le missioni del Piano, 39 gli assi di intervento,137 i progetti, 7 le riforme.

Vediamo brevemente le missioni: digitalizzazione per 49,2 miliardi (banda larga in tutta Italia, nuove tecnologie, pubblica amministrazione in cloud); rivoluzione verde 68,6 mld (riciclo, bus e treni locali, ristrutturazione degli edifici, sostegno alla filiera dell'idrogeno, efficientamento della rete idrica); mobilità sostenibile  31,4 mld (treni ad alta velocità, potenziamento delle linee ferroviarie regionali, ammodernamento del sistema portuale, digitalizzazione della catena logistica%u2026 ); istruzione  e ricerca  31,9 mld (asili nidi e scuole materne, risanamento edifici scolastici, riforma di orientamento, programmi di dottorato%u2026); inclusione e coesione 22,4 mld (formazione al lavoro, politiche attive, centri per l'impiego, fondo impresa donna, interventi per i più fragili, zone economiche speciali e periferie%u2026); salute 18,5 mld (assistenza territorio, assistenza a casa, telemedicina, attrezzature ospedaliere, fascicolo sanitario elettronico%u2026).

Siamo solo all'inizio, passato il vaglio parlamentare, il Consiglio dei Ministri  dovrà reintervenire sul testo entro il 30 aprile, recependo eventuali indicazioni operative contenute nelle risoluzioni approvate in Parlamento. Poi inizierà  era un vero e proprio tour de force: da maggio a fine anno dovrà  produrre 11 provvedimenti legislativi, tra decreti, riforme e deleghe.

Il primo appuntamento è quello con il decreto semplificazioni che il governo si è impegnato ad adottare entro la prima settimana di maggio, a seguire quello sulla governance e per il reclutamento nella pubblica amministrazione. Poi la sfida immensamente complicata  per la riforma della  giustizia, la legge delega sul fisco, a seguire quella su ambiente e appalti.

Non sarà una passeggiata, ora inizia il tempo della operatività  e sappiamo bene che su questo il nostro paese ha mostrato da decenni le sue fragilità: ritardi, inefficienze, miopi visioni, burocrazia, sprechi e  corruzione. Non ce lo possiamo più concedere, sprecare queste risorse così straordinarie significherebbe consegnare  alle prossime generazioni un paese irreversibilmente in declino , impoverito e senza speranza.

 

(Crediti fotografici: iStock.com/ChiccoDodiFC)

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