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Il mito dell'istante

Un attimo!  Vengo fra un istante… Puoi aspettare un momento? Sono frasi di uso corrente ma che rimandano ad una realtà nota e sconosciuta al tempo stesso: il tempo. Ancora insuperato è l’interrogativo di Agostino che attraversa i secoli: “Cos'è dunque il tempo? Se nessuno m'interroga, lo so; se volessi spiegarlo a chi m'interroga, non lo so. Questo però posso dire con fiducia di sapere: senza nulla che passi, non esisterebbe un tempo passato; senza nulla che venga, non esisterebbe un tempo futuro; senza nulla che esista, non esisterebbe un tempo presente. Due, dunque, di questi tempi, il passato e il futuro, come esistono, dal momento che il primo non è più, il secondo non è ancora? E quanto al presente, se fosse sempre presente, senza tradursi in passato, non sarebbe più tempo, ma eternità. Se dunque il presente, per essere tempo, deve tradursi in passato, come possiamo dire anche di esso che esiste, se la ragione per cui esiste è che non esisterà? Quindi non possiamo parlare con verità di esistenza del tempo, se non in quanto tende a non esistere” (Confessioni, XI, 14)

L’autore è Stefano Poggi: ha insegnato Storia della filosofia all’Università di Firenze, è stato presidente della Società Filosofica Italiana e ha diretto «Intersezioni. Rivista di storia delle idee». Tra i suoi numerosi libri ricordiamo: La logica, la mistica, il nulla (2006), La vera storia della Regina di Biancaneve (2007), I viaggi dei filosofi (2010), L’io dei filosofi e l’io dei narratori (2011), L’anima e il cristallo (2014), Il colore e l’ombra (2019), Individuo e destino (2025).

Il libro sembra far emergere, nel suo viaggio che inizia nell’epoca moderna, che le conquiste scientifiche non esauriscono la definizione del tempo. Il tempo è sempre qualcosa di più complesso nel quale siamo calati e proprio come la persona umana, non è riducibile ad un’unica considerazione che abbia pretesa di esaustività. Scrive l’autore: “Nel confronto con il problema del tempo prende peraltro ad accentuarsi e a farsi anzi preminente l’esigenza di valutare i caratteri che la questione assume come questione che investe direttamente l’interiorità”. 

Nel testo scorrono Schelling e Hegel, Kierkegaard e Schopenhauer, Herbart e Maine de Biran, Fechner, Wundt, Mill, Helmholtz, Mach, Brentano, Stumpf, Meinong, James, Husserl, Bergson, Proust, Joyce, Mann, Musil, Heidegger, Jaspers, Barth, Bultmann, Bachelard, Valéry, Sartre ed altri ancora… L’autore, nella premessa, guardando a gran parte dei decenni del secolo scorso, parla della sensazione di trovarsi di fronte ad una “libera uscita”: “La creazione artistica – d’altronde non solo quella letteraria, se si pensa a quanto accade nel campo della musica – ha messo dinanzi alla multidirezionalità, si potrebbe dire alla polifonia del tempo, ha suggerito e forse imposto di guardare al tempo innanzitutto così come esso è vissuto nella coscienza. Si può senz’altro ritenere e sostenere che la creazione artistica ha dato voce a quanto già serpeggiava in molte pieghe della riflessione filosofica. È difficile dubitare che proprio il concorso di questi due elementi – il prodotto artistico e la riflessione filosofica – sia alla base di quella che, appunto, appare una «libera uscita». Ma, proprio perché siamo dinanzi a una «libera uscita», l’interesse per il fenomeno del tempo così come è vissuto nella coscienza dell’individuo si manifesta con forme e con modalità di varietà tale da renderne impossibile anche una prima superficiale ricognizione, una volta che la prospettiva non fosse più limitata alla vicenda della riflessione filosofica, come invece accade nelle pagine che seguono”.

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