Il 10 febbraio 1947 il Trattato di pace assegna lIstria e le isole del Golfo del Quarnaro alla Jugoslavia. Inizia così un drammatico esodo che interessa centinaia di migliaia di persone, italiani, che sono costrette ad abbandonare tutto: Tra il 1944 e la fine degli anni Cinquanta, alla frontiera orientale dItalia più di 250.000 persone, in massima parte italiani, dovettero abbandonare le proprie sedi storiche di residenza, vale a dire le città di Zara e di Fiume, le isole del Quarnaro Cherso e Lussino e la penisola istriana, passate sotto il controllo jugoslavo. Raoul Pupo getta luce sulla storia inquadrando il tutto in un contesto più ampio: le persecuzioni fasciste con la conseguente emigrazione di croati e sloveni tra le due guerre, laggressione italiana della Jugoslavia nel 1941, gli orrori della guerra partigiana e della controguerriglia, le stragi delle Foibe nel 1943 e nel 1945, la interminabile "questione di Trieste" e londata migratoria verso lAustralia alla fine degli anni Cinquanta.

Lautore, docente di Storia contemporanea allUniversità di Trieste, è stato uno dei principali promotori, alla fine degli anni Ottanta, degli studi sulla tragedia delle Foibe e dellEsodo. Questo testo, sottolinea Pupo, costituisce lapprodo naturale di un percorso iniziato molto tempo fa, alla metà degli anni Ottanta. A quellepoca, di storici che si occupassero dellEsodo dei giuliano-dalmati non ce nerano proprio. Non che le pubblicazioni sullargomento fossero del tutto assenti, ma il più delle volte provenivano e circolavano solo allinterno del mondo della diaspora istriana e nelle province dellex Venezia Giulia Trieste e Gorizia che messe insieme non contano mezzo milione di anime. Il discorso sullEsodo che ne risultava era perciò inevitabilmente autoreferenziale e assolutamente periferico rispetto alle grandi questioni che appassionavano la storiografia italiana. Pareva invece, a me e a qualche amico impegnato nelle associazioni dei profughi istriani, che il tema meritasse unattenzione ben maggiore. In fondo, un pezzo dItalia era scomparso, come se si fosse inabissato nel mare, ma di questo gli italiani anche quelli che, sempre più numerosi, avevano preso a frequentare le coste e le città dellIstria divenuta jugoslava sembravano assolutamente inconsapevoli.
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