(di Antonello Sacchi) Si è svolta lo scorso 10 novembre al Palazzo del Quirinale, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la cerimonia di consegna delle "Stelle al Merito del Lavoro" ai nuovi Maestri del Lavoro nominati il 1° maggio 2020 e 2021. Sono state consegnate le decorazioni della "Stella al Merito del Lavoro" a 40 nuovi Maestri, venti per il 2020 e venti per il 2021, due per ogni Regione. Era presente il nostro presidente nazionale Edoardo Patriarca.
Nel suo discorso il Capo dello Stato ha riflettuto sul valore del lavoro oggi: "Il lavoro è tutt'altro che un fattore esclusivamente economico. Non c'è dubbio che il lavoro sia motore dell'economia, ma è altresì elemento che sorregge il funzionamento della società: rappresenta esso stesso un valore su cui si basa la coesione di una comunità. Per questo merita riconoscimento e tutela: è una componente essenziale della dignità di ciascuno. Nel lavoro si esprimono la creatività delle donne e degli uomini, e il loro contributo al bene comune". Ricordando che la Costituzione, "con saggezza", ha posto il lavoro alla base della Repubblica, il Presidente Mattarella si è soffermato sugli aspetti attuali, la ripartenza del Paese e la conseguente crescita economica ma anche le ombre che sono ancora presenti: "La preziosa campagna di vaccinazioni ci fa sentire avviati, pur con le difficoltà attuali, su un percorso di rilancio. La ripartenza è cominciata. Registriamo un forte rimbalzo della nostra economia, con una crescita stimata superiore alle previsioni di qualche mese or sono. Anche il mercato del lavoro segna un significativo recupero. Con tanti dati positivi e promettenti. Le luci, tuttavia, evidenziano anche le ombre. Mezzo milione di occupati in più secondo i dati Istat del mese di settembre sono rilevanti, eppure mancano ancora trecentomila posti di lavoro per raggiungere il livello di occupazione pre-pandemia, che già richiedeva integrazioni. Gli "inattivi", saliti in maniera vertiginosa nella prima fase dell'emergenza sanitaria, stanno in maniera significativa diminuendo. Possiamo dedurre che le persone scoraggiate si stanno, dunque, riaffacciando sul mercato del lavoro, e tuttavia sappiamo di dover rimontare ritardi vecchi e nuovi". Il Presidente della Repubblica ha quindi richiamato l'importanza di alcune azioni: "Bisogna evitare che si accentuino quei caratteri critici del nostro mercato del lavoro, che già in anni recenti hanno rappresentato un freno sia in termini di qualità, sia quanto alla capacità complessiva di competere del sistema-Paese. La precarietà e frammentarietà dei contratti aumenta infatti le diseguaglianze, traducendosi spesso in retribuzioni insufficienti e in un allargamento della platea dei "poveri da lavoro", con salari bassi, lavori intermittenti e part-time involontari. È dovere inderogabile delle istituzioni, a ogni livello, combattere la marginalità dovuta al non lavoro, al lavoro mal retribuito, al lavoro nero, alle forme illegali di reclutamento che sfociano in sfruttamento quando non addirittura in schiavitù contemporanee inammissibili".
Il corale impegno e la convergenza fra Istituzioni, imprese, espressioni sociali potrà determinare il successo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, "occasione storica che determinerà la concreta eredità che verrà consegnata alle nuove generazioni". Il Capo dello Stato, ricordando che fra i deficit da colmare vi sono il lavoro femminile e l'occupazione dei giovani, ha sottolineato: "Il lavoro sarà anche la misura del successo del PNRR".
(Crediti fotografici: Presidenza della Repubblica Italiana, www.quirinale.it)
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