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Il senso del limite

(di Antonello Sacchi) Proseguiamo nel nostro percorso all'interno della Summer School recentemente conclusa con un breve approfondimento sull'intervento di mons. Timothy Verdon, direttore del Museo dell'Opera del Duomo di Firenze. Tema della relazione, l'anziano Michelangelo, autore della "Pietà Bandini". Michelangelo a circa 73 anni inizia a scolpire questo grande gruppo statuario, circa tre tonnellate di marmo, che pensava di destinare alla sua tomba, ma le cose sono andate poi diversamente. Durante gli anni in cui la scolpisce -  lascia incompiuta la Pietà Bandini a circa 80 anni -  Michelangelo sia nelle sue lettere che in una serie di sonetti parlava continuamente della sua morte e in particolare nel sonetto nr. 285 che il monsignore cita e approfondisce. 

Mons. Timothy Verdon

 

Il grande artista esprime il dubbio di aver sprecato la vita che doveva avere un traguardo più alto che la creazione di un capolavoro: "Michelangelo aveva capito il limite dell'ambizione e quello degli stessi capolavori". 

Mons. Verdon ha così sottolineato che ogni opera, anche la più riuscita, per l'artista rappresenta un limite, una sorta di brillante approssimazione: "Il vecchio Michelangelo si domanda se non ha offeso il Signore sprecando la sua vita" e ha introdotto un ulteriore tema: guardando alla nostra vita vediamo tante cose, quelle fatte, quelle non fatte. È umano emergano rammarico e necessità di chiedere perdono al Signore o ad altri: "credo che sia una delle ricchezze della vecchiaia quello di rendersi conto in senso molto lato delle possibilità avute, alcune utilizzate bene alcune meno bene, e della necessità di perdonare e di essere perdonati, rendendosi conto dei propri limiti e di quelli degli altri". 

Mons. Verdon dall'esempio di Michelangelo ha spiegato come anche in vecchiaia si possa e si debba continuare a fare quelle cose che abbiamo fatto nel corso della nostra esistenza, che abbiamo amato e che hanno dato un senso alla nostra vita, magari non al livello di prima e ha concluso: "Dobbiamo lavorare con coraggio pur sapendo che un giorno o l'altro tutto finirà in questa vita per noi, per amore dei talenti che Dio ci ha dato, degli altri che possiamo arricchire con le nostre opere... Le persone anziane devono essere incoraggiate a lavorare anche se l'unico lavoro i cui sono capaci è quello di ricordare e di raccontare". 

Sul prossimo numero di Esperienza potrete leggere maggiori contenuti su questo e sugli altri interventi.

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