(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche entrano in Auschwitz: una giornata che l'assemblea dell'Onu il 1 novembre 2005 ha riconosciuto come "giorno della memoria" per commemorare le vittime dell'Olocausto. In Italia la giornata viene istituita qualche anno prima con la legge 211 del 20 luglio 2000 che all'articolo 1 recita:
"La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordate la Shoah ( sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato vite e protetto i perseguitati".

Ho voluto ricordare le tappe che hanno portato all'istituzione di questa giornata, penso ci aiutino a comprendere i tempi talvolta troppo lunghi e i percorsi del dibattito storico culturale necessari per maturare una scelta.
Ora un pensiero in più.
Memoria, ricordo%u2026: sono parole che useremo in questo giorno, come pure in altri momenti della nostra vita. Il significato etimologico di ricordare è "richiamare in cuore", richiamare quanto è accaduto per prendersi cura e responsabilità del presente e del futuro, vigilando e, se necessario, combattendo perché non accada più. Ho visitato anni fa i campi di sterminio in Polonia, un viaggio della memoria in compagnia di pochi, nell'ascolto e nel silenzio. Porto con me il sentimento di sgomento che provai nello scoprire l'uso maniacale e puntuale della razionalità, l'efficienza dell'organizzazione, l'intelligenza, la cura dei particolari, il non lasciare nulla al caso , persino una banda musicale per l'accoglienza%u2026 e altro, messi a disposizione del male assoluto, di un male scandito in una quotidianità ordinata. Lo sgomento cresceva in me giorno dopo giorno perché quegli strumenti normalmente li utilizziamo al meglio per organizzare la vita nostra e della comunità. Come era potuto accadere?
Dedico questi pensieri a Charlotte Salomon, una ebrea tedesca uccisa ad Auschwitz a 26 anni. Era un'artista, i suoi 769 quadri realizzati con la tecnica "gouache" si rifanno ai colori (usa solo il rosso giallo e blu) e alle ambientazioni di Van Gogh e Chagall; raccontano la sua vita, l'ascesa del nazismo in Germania e il potere di Adolf Hitler, l'internamento del padre e la costrizione a lasciare Berlino per fuggire in Francia dai nonni per poi essere catturata . Le sue opere furono messe in salvo da Georges Moridis, a cui Charlotte Salomon affidò i suoi quadri prima di partire per l'esilio il Francia dai nonni dove fu poi catturata dai nazisti. Ora si trovano allo "Joods Historisch Museum" di Amsterdam, dove sono arrivate dopo la guerra e il salvataggio della memoria di Charlotte ad opere di Moridis.
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