(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale di ANLA) La realpolitik, la guerra fredda, il confine orientale e i rapporti con la Yugoslavia comunista di Tito hanno per decenni silenziato la memoria di quella tragedia. E dopo il crollo delle dittature dell'est abbiamo assistito ancora a disattenzioni e trascuratezze verso i nostri connazionali che attendevano da troppo tempo che quel dolore fosse finalmente accolto e raccontato; una storia di solitudine, di dolore e sofferenze, e di ricordi "archiviati" tanto che fu necessaria una legge del 2004 per istituire il Giorno del Ricordo.
Tre anni dopo il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dichiarava: "%u2026 l'imperdonabile orrore contro l'umanità costituito dalle foibe e va ricordata la congiura del silenzio, la fase meno drammatica ma ancor più amara e demoralizzante dell'oblio. Anche di quella non dobbiamo tacere, assumendoci la responsabilità dell'aver negato, o teso a ignorare, la verità per pregiudiziali ideologiche e cecità politica, e dell'averla rimossa per calcoli diplomatici e convenienze internazionali".

Altrettanto chiara e limpida la dichiarazione del Presidente Mattarella nel 2020: Il "giorno del Ricordo", istituito con larghissima maggioranza dal Parlamento nel 2004, contribuisce a farci rivivere una pagina tragica della nostra storia recente, per molti anni ignorata, rimossa o addirittura negata: le terribili sofferenze che gli italiani d'Istria, Dalmazia e Venezia Giulia furono costretti a subire sotto l'occupazione dei comunisti jugoslavi%u2026Si trattò di una sciagura nazionale alla quale i contemporanei non attribuirono - per superficialità o per calcolo - il dovuto rilievo. Questa penosa circostanza pesò ancor più sulle spalle dei profughi che conobbero nella loro Madrepatria, accanto a grandi gesti di solidarietà, anche comportamenti non isolati di incomprensione, indifferenza e persino di odiosa ostilità."
Il riferimento di Mattarella è al "treno della vergogna", una vicenda infinitamente triste che forse conoscete già: gli esuli giunti al porto di Ancona ripartono su un treno merci alla volta di Bologna. Vi giungono il 18 febbraio del '47, una sosta che doveva permettere il rifornimento di viveri forniti dalla Croce Rossa e dalla Pontificia Opera Assistenza. Ma giunti in stazione i ferrovieri del sindacato si ribellano, parte lo sciopero contro il "treno dei fascisti", le famiglie vengono lasciate senza cibo. Dovrà intervenire l'Esercito.
Gli studi storici stanno mettendo in luce i fatti, i protagonisti di quelle tristi vicende come giusto che sia. Lasciamo a loro il compito di investigare e far emergere tutti gli elementi che ci aiutano a fare memoria. Con rispetto e compostezza, vigilando affinché quel ricordo ci impegni per la pace e la concordia tra i popoli. Quel confine di sangue è oggi un confine di speranza tra italiani, sloveni e i croati. Mano nella mano. E la "politica misera" eviti strumentalizzazioni.
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