Il presidente nazionale di ANLA Edoardo Patriarca è intervenuto come relatore al convegno Riforma delle RSA. Per un profondo cambiamento culturale" promosso da Anaste. Ecco la traccia dell'intervento:
Si è aperto un confronto utile e interessante sul futuro delle Residenze Sanitarie per gli Anziani e più in generale sul valore dell'anzianità. Solo alcuni giorni fa l'Istat ha consegnato il Rapporto annuale sul paese confermando alcune tendenze già in atto da anni e che si sono ulteriormente rafforzate: da una parte l'allungamento della vita e la presenza ragguardevole delle persone anziane, e dall'altra la bassa natalità, quello che gli esperti definiscono l'inverno demografico.
Per converso la pandemia ha svelato le fragilità del nostro sistema di welfare e sanitario, la gran parte delle persone decedute sono anziane, un tragico record del nostro paese a livello mondiale.

Quale linee di azione possiamo ricavare e, soprattutto, quale direzione intraprendere per ripensare un welfare a misura di persone anziane e più in generale con la "taglia giusta" per la popolazione più fragile, includendo in essa bambini e bambine?
Una visione antropologicamente positiva dell'anzianità, e non l'approccio brutalmente cinico, utilitaristico, economicistico. Lo abbiamo letto nelle dichiarazioni di molti durante la pandemia. A sentirli, le persone anziane sono un problema per la gestione delle strutture sanitarie, un peso per la società, un costo per il bilancio dello stato. Se si utilizza questo paradigma inevitabilmente le politiche sociali economiche e persino culturali vanno nella direzione che ben conosciamo: un abbruttimento del paese e dei valori che reggono la comunità e il dialogo tra le generazioni fondato su relazioni di reciprocità, di dono e gratuità, di memoria e progettualità, di saperi e competenze.
Se assumiamo questa prospettiva si possono indicare alcune strade da intraprendere con una premessa: non sanitarizziamo la "questione anziani", occorre un approccio multidimensionale.
Recuperiamo un quadro di insieme che una ventina di anni fa disegnò la legge 328 del 2000, rimasta inattuata senza che siano stati mai definiti i livelli essenziali delle prestazioni sociali; va ridotto il divario insostenibile e incostituzionale tra territori e regioni. E una politica che ponga il bene-essere dei cittadini priorità strategica per una ripartenza sostenibile, duratura e lungimirante
Una politica per l'invecchiamento attivo: sono più di dieci milioni i giovani anziani parcheggiati. Sostenere l'attività volontaria di cittadinanza attiva, invece che quota 100, programmare in accordo con sindacati e imprese uscite dall'attività lavorativa lente negli ultimi anni di lavoro con part time civili organizzati con il terzo settore potrebbe essere una prospettiva da indagare.
Investire sulla domiciliarità con un welfare territoriale di servizi di cittadinanza rafforzati in sostegno della famiglie e delle persone sole, coprogettazione con il privato sociale, fondazioni.
Una legge sui caregiver sarebbe urgente.
Politiche abitative degne di questo nome per favorire l'eliminazione delle barriere architettoniche, e per riconvertire il patrimonio abitativo.
Valorizzazione delle professioni della cura, troppo dequalificate e mal pagate.
Ripensare le residenze per le persone più fragili e bisognosi di assistenza. Più assistenza sanitaria, più spazi per la socializzazione, funzioni integrate in rete con altri servizi, Servizi diurni potenziati. Un sistema nazionale di Controllo e monitoraggio.
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