“I colori dell’autunno... e della vita”. Quanti colori ha la vita? No, la domanda giusta è quando riusciamo a vederli. Ora che non ho più la vista di un tempo, proprio ora vedo meglio. Riesco a godermi il bianco delle discese innevate delle mie amate montagne, dove l’azzurro del cielo si scioglie scaldato dal chiarore intenso e diffuso del disco “bellu e radiante cum grande splendore”. Mi aggiro con il mio bastone, che mi sono legato al braccio per non perderlo, e mi diverto a percorrere i viali della mia vita, grigi per i sassi di una montagna mai doma come il mio spirito ma verdi nella parte più alta, per il muschio della rinascita che ogni giorno mi viene donata quando apro gli occhi. Già, in fin dei conti è solo questione di aprire gli occhi, e allora i corridoi di un ospedale diventano i viottoli della montagna dove sono nato, la mia flebo il mio bastone, la luce artificiale il sole della mia vita. Quando vedo i colori dell’arcobaleno negli occhi dei nipoti, i miei nipoti, che vengono a trovarmi, capisco che l’autunno e tutte le stagioni dipendono dal mio cuore. Si può essere vecchi, che bella parola, usiamola, quando si è ancora giovani, e giovani da anziani. Penso che sia solo una questione di coraggio, anzi no, di amore. O, forse, di gratitudine. E’ facile dire grazie quando dipendi dagli altri e tutto è dono. Bisognerebbe saper dire grazie quando si è ancora forti e autonomi, e io non riesco a ricordarlo di averlo fatto. In fondo, la vita è un lungo e prolungato grazie e più lo neghiamo, più ci fa male senza accorgerci di farci del male da soli. Una volta ho sentito dire un mio “collega” che è brutto diventare vecchi, ma è peggio ancora non diventarlo. Io dico invece che è brutto non essere grati, non amare, in qualsiasi età della nostra vita, perché, alla fine, solo l’amore conta davvero, solo l’amore rimane davvero.

Ringraziamo il nostro lettore, che desidera restare anonimo, per questo contributo che ha voluto inviarci e che ci permette di ricordare la vicina scadenza del Concorso letterario nazionale “La penna racconta”. Come ricorda il bando, “Nel rivivere momenti legati a storie di vita vissuta o di pura fantasia, per il 2026 il nostro incipit “i colori dell’autunno... e della vita”, ci porterà a riflettere sull’importanza di coltivare la memoria come valore imprescindibile nella società”.
Si può ancora partecipare al Concorso, giunto all’ottava edizione: c’è tempo fino al 30 luglio per inviare gli elaborati, come evidenziato dall’art. 6 del Regolamento.
Vi aspettiamo!
Crediti fotografici: istockphoto/Tokil
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