(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Un'estate afosa e torrida alla quale si sono aggiunte notizie non sempre incoraggianti. La pace tanto declamata ed evocata negli incontri internazionali di Anchorage e Washington stenta a giungere, l'andamento dell' economia alla ripresa autunnale si preannuncia faticosa, le difficoltà di un lavoro stabile e giustamente retribuito che permetta ai giovani di poter progettare una vita in autonomia dalla propria famiglia, il costo della vita che rimane alto e aggredisce i bilanci di troppe famiglie, sono alcuni dei nodi che l'Italia e la politica dovranno affrontare.
A questi aggiungo un altro elemento che sembra attraversare sottotraccia il sentimento di molti italiani: un'incertezza esistenziale insidiosa che più dei fattori economici e sociali consuma energie e speranze che nessun indicatore economico, neppure il Pil, riescono a quantificare. Una erosione più grave di quella provocata dalla inflazione: la speranza per essere rigenerata ha bisogno di investimenti lunghi e duraturi. Incide in profondità sulla fiducia, sul significato che si dà al proprio agire e sul ruolo che ciascuno di noi ha nel "gioco" della vita.
Una incertezza che molti addebitano alla scomparsa della "terra di mezzo" nella quale sono cresciute nel dopoguerra intere generazioni e famiglie sostenute da architetture sociali con ancora una certa solidità: una casa di proprietà, un lavoro stabile, la possibilità di mandare i figli all'università, il sapere di contare qualcosa nelle scelte del paese, e strutture pubbliche percepite allora ancora stabili, la sanità, la pubblica istruzione e il welfare che oggi sembrano dissolversi.
Il futuro non si annuncia liquido come aveva preconizzato Bauman ma - a me sembra - piuttosto "congelato" nei suoi estremi: tra ricchi e poveri, vincenti (pochi) ed invisibili (tanti), inclusi ed esclusi compresa la lenta e -sembrerebbe - inarrestabile privatizzazione dello spazio pubblico.
Ma le generazioni più mature per vita vissuta, quelle ancora in campo nel lavoro e nella cittadinanza attiva, sono ben consapevoli che il futuro è nelle mani di chi non ha mai smesso di costruire, di chi con orgoglio e ostinazione non ha perso la speranza, di chi, di fronte alle tempeste, sa stare in piedi o sa andare di bolina, controvento, guardando avanti.

Abbiamo sempre scritto che il viaggio della vita lo si compie con le generazioni più giovani, mai da soli. Assieme si è più capaci di sondare gli orizzonti, di disegnare nuove mappe che aiutino a governare la complessità e sperimentare nuove forme di solidarietà. E soprattutto sostenere una politica più lungimirante che investe nella "solidità resiliente" e non "congelata" come appare oggi: più welfare di prossimità, più istruzione e innovazione, più comunità per disegnare un futuro condiviso contro la solitudine, l'altro virus che colpisce molte vite.
Fare associazione, fare ANLA laddove viviamo è un modo per sentirci più uniti e coinvolti in un progetto di paese costruito nel quotidiano, a generare legami tra le generazioni per affrontare un presente diventato faticoso e un futuro che molti percepiscono come incomprensibile. È questo il compito che ci siamo dati in questi anni di impegno nelle comunità locali e nelle imprese in cui siamo presenti.
Buon inizio a tutti noi!
(Crediti fotografici: iStock.com/ Midnight Studio)
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