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Festival della Migrazione 2026

«Vogliamo che le collettività migranti abbiano spazi di visibilità, per dirci che è possibile convivere in armonia. Dobbiamo costruire una società di miti, che si offrano a servizio degli altri, perché nessuno resti indietro». Lo afferma il Cardinale Fabio Baggio, Sotto-Segretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale alla presentazione dell’XI edizione del Festival della Migrazione, in programma dal 5 al 15 novembre 2026 in diverse città italiane dal titolo “Donne migranti – Vite in movimento tra diritti, cittadinanza, lavoro e culture”. Promosso da Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana, Porta Aperta di Modena e da una rete ampia e qualificata di Atenei universitari e di altri enti e organizzazioni, il Festival rappresenta uno degli appuntamenti di riferimento a livello nazionale sul tema delle migrazioni, affrontato attraverso molteplici linguaggi e prospettive: tavoli di confronto, incontri nelle scuole, workshop, presentazioni, mostre e spettacoli.

Il Cardinale Baggio continua: «È una iniziativa importantissima per i contenuti che propone. Questo evento favorisce la cultura dell’incontro, come diceva Papa Francesco, e poi si rivolge alle comunità di persone che vengono da altri paesi e che spesso sono isolate, anche per paura o vergogna. Il terzo gruppo di persone sono quelli che hanno colto la chiamata a essere presenti in questo mondo e a servizio degli altri. E poi il quando. Sulla migrazione ci si ferma sempre sul presente, “migrante” è participio presente. Ma esistono anche il passato e il futuro; il Festival ci permette di ragionare anche su questo, per togliere i motivi di migrazione per obbligo (e lasciarla come scelta libera) e un futuro per far sì che da qui agli anni a venire la società sia migliore». 

 

Edoardo Patriarca, presidente dell’associazione Festival della Migrazione: «Il Festival è un’esperienza che continua e un progetto culturale, sociale e politico diffuso sul territorio. Culturale perché tratta i temi del diritto alla mobilità, un’esperienza che è parte integrante della natura umana; sociale perché guarda alla realtà del nostro Paese così come è: multiculturale, multireligioso, multietnico, per costruire una convivialità delle differenze senza dimenticare le tradizioni. Politico, in quanto i flussi migratori sono un fenomeno strutturale che non deve essere affrontato con emergenza, barriere e paure, ma con politiche lungimiranti e orientate al futuro». Mons. Giancarlo Perego, Presidente della Fondazione Migrantes, porta dati a supporto del tema: «Il Festival è un’occasione importante per narrare la realtà della migrazione, al di là delle questioni ideologiche. Le donne migranti in Italia sono soprattutto provenienti da Ucraina, Romania e Filippine, ma anche le italiane emigrate sono molte, il 48,6% degli oltre 6 milioni di italiani nel mondo. Oltre il 20% delle nascite in Italia sono madri, e oltre il 50% delle nuove cittadinanze italiane sono al femminile. Le donne migranti sono più imprenditrici degli uomini e mandano nei loro paesi d’origine più rimesse, divenendo soggetto prezioso di cooperazione allo sviluppo. Tuttavia le donne straniere sono più vulnerabili, anche sul mondo del lavoro, così come quando si parla di donne che subiscono violenze. Questi sono alcuni dei volti e delle storie che vedremo al centro dell’edizione 2026 del Festival».

Il professor Maurizio Ambrosini, presidente del comitato scientifico, sottolinea: «L’Agenda del Festival della Migrazione propone un programma possibile con diverse proposte. Tra queste le proposte per il lavoro, oltre a potenziare i canali legali per gli ingressi (come i corridoi umanitari, per le persone bisognose di protezione). Favorire i ricongiungimenti familiari è un altro importante tema, proprio per prevenire comportamenti potenzialmente a rischio. E poi c’è il tema della libertà religiosa e, terza declinazione, la lotta contro le discriminazioni, che nel nostro Paese sono attualmente un buco nero». 

Milena Santerini, professoressa dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, spiega: «Questo è il Festival dell’intercultura, che chiedono un cambiamento culturale in chi arriva, in chi accoglie. Occorre uno scambio vero, a volte drammatico o pesante, che richiede uno sforzo. Abbiamo bisogno di politiche interculturali e non della paura o della sicurezza (o insicurezza). L’Agenda del Festival è innovativa: né assimilazione, né relativismo, ma uno scambio che crei uno spazio terzo. Ci sono sfide aperte, tra queste il fallimento della cittadinanza per bambini e ragazzi nati qui, e poi le politiche dell’insicurezza, che aumentano la chiusura dei gruppi in se stessi. Tra le sfide vinte la crescita significativa delle imprese femminili e, più in generale, i dinamismi delle seconde generazioni».

Sonny Olumati, vice presidente del comitato “Italiani senza cittadinanza” e membro del comitato scientifico del Festival, porta una testimonianza: «Sto vedendo nei giovani, specie nelle seconde generazioni ma non solo, un grande fermento. I giovani nel nostro Paese stanno riscoprendo un sentimento di uguaglianza anche a livello spirituale, hanno un desiderio di rivalsa verso i potenti, infine hanno un sentimento di giustizia che stanno riscoprendo. Ci sono i presupposti per costruire qualcosa di migliore, c’è una gioventù pronta a reagire e che vuole essere coinvolta».

È stato dato spazio anche alla presentazione dei Quaderni del Festival, collana diretta da Orsetta Giolo, professoressa associata di Filosofia del diritto all’Università di Ferrara, e Thomas Casadei, professore ordinario di Filosofia del diritto all’Università di Modena e Reggio Emilia. Il primo di questi quaderni si intitola “I diritti oltre i confini” ed è edito da Pacini Giuridica.

Nel corso degli anni, il Festival della Migrazione ha ricevuto importanti riconoscimenti istituzionali, tra cui la Medaglia del Presidente della Repubblica, e il sostegno di Papa Francesco e Papa Leone, a conferma del valore e dell’impatto dell’iniziativa nel panorama culturale e sociale italiano. 

 

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