(di Antonello Sacchi) Un saggio amico mi consiglia spesso di "fare memoria". Ritornare alle radici è essenziale per recuperare la qualità del tempo, comprendere le situazioni e più spesso apprezzare ciò che nell'immediatezza degli avvenimenti non è stato possibile cogliere. Scorrendo il calendario, ho notato che giusto un anno fa, giorno più giorno meno, eravamo con ANLA a Terra Santa. Condivido alcuni istanti di quelle giornate intense che ancora segnano il mio andare.

La gioia della partenza da Fiumicino dove ci siamo ritrovati da tutta Italia per partire insieme: la mia piccolina che al gate in attesa dell'imbarco ha "fatto amicizia" giocando insieme con una pari età - parliamo di poco più di un anno - israeliana e un bambino palestinese. L'emozione del ritrovarci, sorridenti e un po'stanchi sotto le mura di Gerusalemme - se ti dimentico, Gerusalemme / si paralizzi la mia destra%u2026 - al Jaffa Gate, la Porta di Jaffa, l'unica sul lato occidentale delle Mura fatte ricostruire dal sultano Solimano il Magnifico. La cena nei vicoli del quartiere e l'arrivo a Casa Nova, residenza francescana della Custodia di Terra Santa scelta come nostro alloggio che è stata la nostra base residenziale e operativa a pochi minuti a piedi dalla Basilica del Santo Sepolcro. L'emozione e l'unicità di addormentarsi sotto i campanili illuminati della Città Vecchia con sapori e profumi mediorientali. La "splendida fatica" di arrivare a Betlemme e poi di visitare i monumenti del cuore, con la guida, competente e capace, che spesso ci ricordava, nella difficoltà data dal passare dei millenni e delle dominazioni, "fidatevi dei bizantini": sono stati i primi cristiani a arrivare nei luoghi santi e hanno costruito edicole sacre dove la tradizione era ancora giovane e sentita. La gioia del cuore nel visitare il Santo Sepolcro, scendere dove è stata ritrovata la croce dall'imperatrice Elena, sorridere nel vedere la scala appoggiata da decenni sulla facciata della Basilica, inamovibile per via dello status quo che da secoli governa i rapporti fra le confessioni a Terra Santa. Altro ancora vorrei scrivervi ma non voglio fare come quelli che, al rientro dalle vacanze, pretendono di farvi vedere tutte le foto e allora vi lascio con un ultimo ricordo, la salita al Calvario alle 6 del mattino dell'inverno gerosolimitano con la mia piccolina in braccio. Torneremo a volare, torneremo a viaggiare, torneremo a vivere: come si sono salutati per migliaia di anni gli ebrei della diaspora, "l'anno prossimo a Gerusalemme!"
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