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Educare in positivo

(Benedetta Landi) Il Rapporto ANLA si pone, da tre anni a questa parte, l'obiettivo di approfondire la condizione dei nonni in Italia e di indagare i vissuti connessi allo svolgimento di questo ruolo, il quale non si esaurisce solamente all’interno dei confini familiari ma ha anche profonde ricadute sociali. Attraverso questo appuntamento annuale si vuole quindi dare spazio ai nonni, alle loro esigenze, alle loro fatiche e alle loro gioie, facendo sì che la loro voce entri a far parte del dibattito pubblico.

Per la terza edizione del Rapporto desideriamo concentrarci su una categoria molto particolare di famiglie, ossia quella delle famiglie transnazionali. Sono infatti sempre più numerosi i nuclei familiari che si trovano divisi tra due o più Paesi, anche in conseguenza dei recenti fenomeni migratori che non riguardano più soltanto chi fugge da guerre, persecuzioni, crisi climatiche o condizioni di povertà ma anche studenti e lavoratori che hanno deciso di partire per cercare migliori opportunità di carriera all'estero. Desideriamo comprendere in che modo gli adolescenti emigrati all'estero - o nati nel paese di emigrazione dei genitori - vivono il rapporto con i propri nonni rimasti in Italia, e come questi ultimi possano rappresentare un ponte tra generazioni e culture, contribuendo a trasmettere ai più giovani tradizioni, lingua e cultura italiane. 

A tal proposito, abbiamo predisposto un questionario rivolto a bambini e adolescenti che abbiano origini italiane, con nonni residenti in Italia, ma che vivono all'estero, in quanto emigrati - e attualmente residenti - in un altro Paese, o perché nati nel paese di emigrazione dei genitori.

In queste settimane ci stiamo occupando non solo della raccolta dati, ma anche di creare connessioni con reti di italiani all'estero. Abbiamo avuto la possibilità di metterci in contatto con genitori, nonni e professionisti dell'educazione che ci hanno raccontato cosa significhi vivere i legami familiari in un'ottica transnazionale, ossia dover fare i conti con la distanza geografica e con l'impossibilità di incontrare quotidianamente la propria famiglia allargata.

Abbiamo deciso di condividere con tutti i lettori, ogni due settimane, alcuni approfondimenti su questa interessante e attuale tematica, nonché alcuni frammenti delle interviste realizzate, che sarà poi possibile ritrovare in versione integrale all'interno del Rapporto ANLA 2026, in uscita a ottobre.

Pubblichiamo oggi la testimonianza di Nunzia Martella, mamma expat e professionista nell'ambito psicologico ed educativo, che sette anni fa si è trasferita a Barcellona.

«Sette anni fa, io e mio marito abbiamo scelto di trasferirci a Barcellona, dove tuttora viviamo, per motivi di lavoro, ma soprattutto per cercare una qualità di vita diversa. Entrambi ricoprivamo ruoli importanti nelle nostre aziende, ma non ci sentivamo né gratificati né riconosciuti, nemmeno dal punto di vista economico, e avevamo la sensazione che non ci fosse spazio per crescere davvero. Barcellona ha rappresentato per noi una possibilità: non solo lavorativa, ma anche personale. È qui che è nato nostro figlio, ed è proprio diventando madre lontano dal mio paese che ho iniziato a interrogarmi profondamente su cosa significhi davvero educare, accompagnare e sostenere un bambino senza avere un "villaggio" intorno. Da questa esperienza, dall'intreccio tra vita personale e percorso professionale, è nato anche il mio modo di lavorare oggi con i genitori. La maternità ha rappresentato per me una trasformazione profonda e ha avuto un ruolo centrale nel dare forma al mio progetto, l'associazione Educare in Positivo. Sentivo il desiderio profondo di poter offrire alle famiglie quel punto di riferimento che io stessa avevo cercato, soprattutto nei primi tempi dopo il trasferimento. Dopo la nascita di mio figlio ho sentito il bisogno di potermi confrontare con professionisti con cui sentirmi libera di esprimermi nella mia lingua madre, e oggi offro questa opportunità alle famiglie che si rivolgono a me e le accompagno attraverso consulenze, percorsi e incontri, offrendo uno spazio di ascolto e strumenti concreti. Il mio lavoro, la mia passione, è accompagnare i genitori in percorsi di consapevolezza, aiutandoli a costruire relazioni più serene e rispettose con i propri figli. I miei servizi sono disponibili in italiano e in castigliano, per sostenere sia famiglie italiane all’estero sia in Italia. 

Molti genitori expat arrivano con un senso di sopraffazione: si sentono soli, stanchi e pieni di dubbi. Dietro questi bisogni concreti, però, c'è qualcosa di più profondo. C'è il desiderio di crescere i figli secondo nuovi modelli, di fare scelte educative più consapevoli, pur volendo mantenere un legame con la propria famiglia d'origine. Molti genitori sentono la necessità di sentirsi legittimati nelle loro scelte, anche quando queste differiscono dalle tradizioni educative ricevute. Vogliono essere liberi di costruire la loro strada, ma desiderano allo stesso tempo ricevere appoggio e riconoscimento. Il mio ruolo è proprio questo: offrire uno spazio di ascolto sicuro, condividere strumenti concreti per affrontare la quotidianità e aiutare i genitori a ritrovare fiducia in se stessi e nelle proprie scelte. È sorprendente come, anche solo poter parlare con qualcuno che capisca la lingua, la cultura e le sfide di crescere un bambino lontano dalle proprie radici, possa alleggerire il peso di tante fatiche.

La mia maternità l’ho sempre immaginata diversa da quella che vivo oggi. Pensavo che diventare genitore significasse avere attorno un sostegno concreto. Crescere, come ho fatto io, circondata dall'affetto dei nonni, degli zii e di una rete di amici di famiglia, abituata a ricevere una mano non solo nei momenti di bisogno, ma anche nella quotidianità, mi aveva dato quell’idea. Trasferendoci all'estero, ho dovuto confrontarmi con le difficoltà di gestione non solo degli imprevisti, ma soprattutto delle giornate ordinarie, quelle sempre uguali, a volte faticose, che ricadono completamente su di noi. È emerso un senso di solitudine che non mi aspettavo. Allo stesso tempo, però, ho scoperto nuove risorse. Ho imparato a costruire una rete diversa fatta di amicizie, di altre famiglie e di connessioni scelte. E ho imparato a vedere un lato positivo: senza il peso dei consigli non richiesti o della presenza amorevole, ma a volte ingombrante della famiglia allargata, possiamo essere i genitori che vogliamo essere. Posso dire che questa genitorialità si costruisce con più consapevolezza e con più responsabilità, e che la difficoltà si trasforma in opportunità di crescita per tutta la famiglia.

Essere genitori lontani dalla propria famiglia significa confrontarsi con sfide quotidiane che spesso non si vedono se non vivi la stessa situazione. Per me, una delle più grandi è organizzare il lavoro attorno alle routine di nostro figlio. Ogni giorno richiede un equilibrio delicato: trovare il tempo per concentrarmi sul lavoro senza trascurare lui, e allo stesso tempo esserci pienamente per lui senza che il lavoro mi distragga. È una danza continua, fatta di piccole rinunce e scelte non sempre facili. Imparare due lingue nuove, castigliano e catalano, è stato un altro terreno di sfida. Mio figlio cresce in un ambiente multiculturale, e noi come genitori dobbiamo accompagnarlo, sostenerlo e comprendere le differenze culturali e linguistiche, giorno dopo giorno. Ma la difficoltà che pesa di più è la gestione dell'imprevisto. Con un bambino piccolo, ogni giorno può riservare sorprese: una febbre improvvisa, la chiusura della scuola per una festività, uno sciopero delle maestre etc etc e in quei momenti bisogna riprogrammare tutto, spesso senza nessuno vicino che possa dare una mano concreta. Ci sono anche le emozioni invisibili: la frustrazione di non riuscire sempre a fare le cose come vorremmo, il senso di colpa che arriva pensando al lavoro quando siamo con nostro figlio, o pensando a lui quando siamo al lavoro, e la stanchezza che nasce da questi equilibri continui. All'inizio pensavamo che vivere lontani e poter fare le cose "a modo nostro" ci avrebbe semplificato la vita, ma spesso il carico mentale offusca questa libertà. Eppure, proprio in questa fatica continuo a credere che posso trasformare le difficoltà in risorse e vivere questa esperienza di genitorialità senza una rete di supporto sicura e sempre presente, in un'esperienza autentica e consapevole».

 

Ti è piaciuta questa intervista? Troverai la versione integrale all’interno del Rapporto ANLA 2026, in uscita a ottobre.

Ti invito inoltre a collegarti alla diretta Instagram che avrà luogo Venerdì 15 maggio, alle ore 18.30, sui profili @educareinpositivo e @benedettalandi94: avrò il piacere di dialogare con Nunzia Martella e approfondire assieme a lei il tema delle relazioni intergenerazionali.

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