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Economia e felicità

(di Antonello Sacchi) Di fronte ai drammatici mutamenti in atto, alcuni davvero tali per le vite umane distrutte, altri per lo meno enigmatici per gli sviluppi ancora tutti da chiarire, sette professori universitari si incontrano alla periferia assolata di Rimini per interrogarsi su un possibile legame fra l’economia e la felicità. E’ il presidente del CNEL Renato Brunetta ad aprire la riflessione, in dialogo con Stefano Zamagni, professore di Economia Politica, Università di Bologna. Sì, il tema è “Corpi intermedi, società civile ed economia sociale”, il libro curato dallo stesso presidente del CNEL con l’apporto di Leonardo Becchetti, docente di Economia Politica, Università degli studi di Roma Tor Vergata; Flavio Felice, professore di Storia delle Dottrine Politiche, Università del Molise; Enrico Giovannini, economista e statistico, cofondatore e direttore scientifico ASVIS; Giorgio Vittadini, presidente Fondazione per la Sussidiarietà. Il settimo docente è Giovanni Mulazzani, professore di Diritto Amministrativo e Pubblico, Università di Bologna, che introduce l’incontro. Siamo al Meeting di Rimini, ci sono oltre duecento persone nonostante il caldo e tanti altri seguono in collegamento. 
Pubblichiamo qui una sintesi dell'articolo che sarà integralmente pubblicato sul prossimo numero di Esperienza.

Renato Brunetta

 

Zamagni raccoglie l'assist introduttivo di Brunetta e per un quarto d'ora avvince i presenti e i collegati da remoto con una narrazione che è al tempo stesso storica, culturale, economica ed etica.

“Preciso che l'economia civile non è una teoria, non è tantomeno un modello: è un paradigma. Paradigma è una parola greca che significa “visione del mondo”; è il modo con cui noi osserviamo una certa realtà” esordisce Zamagni che si sofferma sui principi che fondano e caratterizzano questo paradigma. Il primo è di natura antropologica. Antonio Genovesi scrive in esergo al suo libro intitolato “Lezioni di economia civile” - era il libro di testo su cui si preparavano gli studenti dell'epoca – la frase “homo homini natura amicus” che vuol dire “ogni uomo è per natura amico dell'altro uomo”. Il paradigma alternativo, quello cosiddetto mainstream o dominante invece è ancorato, sia pure con modifiche successive, all'affermazione di Thomas Hobbes che dice “homo homini lupus”, cioè “ogni uomo è un lupo nei confronti dell’altro”. La differenza è tutta qui. “Se io penso che voi siete dei lupi, la prima cosa che dovrò fare sarà di non fidarmi di voi e di erigere delle barriere perché nei confronti di un lupo famelico non c'è altra strategia che quella di difendersi” spiega Zamagni “Se parto dall'idea che gli altri sono potenzialmente amici instaurerò una strategia di relazionamento di un certo tipo”. 
 

Il secondo pilastro fondativo di questo paradigma è che l'obiettivo dell'agire economico è il bene comune, la massimizzazione del bene comune, a differenza di quanto accade nel paradigma alternativo dove invece l’obbiettivo è la massimizzazione del bene totale, ovviamente in buona fede, ma “il male che fanno gli economisti in buona fede è quello di far credere che bene comune e bene totale più o meno siano la stessa cosa. Questo è veramente molto grave perché un pochino di cultura starei per dire classica bisognerebbe averla perché il bene totale è la somma dei beni individuali. Il bene comune è il prodotto dei beni individuali”. Zamagni spiega la metafora aritmetica: “in una sommatoria se anche qualche adendo viene annullato, cioè il benessere di qualcuno viene annullato, la somma resta positiva” mentre “in un prodotto, anche se un solo fattore viene annullato il prodotto va a zero che vuol dire fuori di metafora che nella logica del bene comune non si può lasciare fuori dal processo economico nessuno, nessuno”. Nella logica del bene totale, chiosa Zamagni, invece bisogna lasciar fuori “le persone poco produttive”, salvo poi per via filantropica dare loro il necessario per sopravvivere: è il cosiddetto capitalismo filantropico, “una gravissima offesa della dignità della persona”. 
 

Il terzo pilastro del paradigma, molto importante per l'economia civile: la dimensione etica e la dimensione economica sono le due facce della stessa medaglia. Per l'altro paradigma, quello che si rifà ad Adam Smith, invece sono separate: “è la tesi della grande separazione, che viene resa a livello popolare dalla famosa espressione americana che dice business is business che vuol dire gli affari sono affari e gift is gift, il dono è il dono; tutto ciò vuol dire che il momento degli affari, quando si massimizza il bene totale, non deve essere inquinato da considerazioni di natura etica”. Alla fine dell’anno, dopo aver massimizzato, ci si potrà ricordare degli altri con la dimensione del dono. 
 

Infine, il quarto pilastro ha a che vedere con il modello di ordine sociale che si ha in mente di realizzare: per l'economia civile il modello di ordine sociale è tripolare, per l'altro è bipolare. Nella visione predominante, che si rifà a Smithci sono due poli, Stato e mercato. L'economista civile dice no, una società non avanza nella dimensione della felicità e dello sviluppo umano integrale solo con Stato e mercato: ci vuole la terza componente che nel linguaggio ormai entrato nella letteratura internazionale viene reso col termine comunità. Dunque: “Stato, mercato, comunità che noi potremmo dire corpi intermedi”. Inevitabile il richiamo al principio di sussidiarietà che formalmente risale a Ugo Grozio (1583-1645) e al filosofo Johannes Althusius (1557-1663) che nel 1615 ne utilizzarono il termine ma le cui radici risalgono a secoli prima e in particolare in un magister francescano della Sorbona del sec. XIII, san Bonaventura da Bagnoregio, che sarà poi eletto Ministro generale dell'Ordine francescano, di cui è considerato il “secondo fondatore”, dopo San Francesco.

Stefano Zamagni

Conclude Zamagni auspicando il superamento dell’individualismo: “L'individuo è un soggetto che sta bene da solo, non ha bisogno, mentre la persona ha un bisogno costitutivo di entrare in relazione ma non in contatto. L'intelligenza artificiale ci fa entrare in contatto, ma ci toglie la relazionalità”. È necessario porre in campo la terza componente, quella della Comunità, cioè dei corpi intermedi. Perché altrimenti difficilmente i nodi di questa stagione potranno essere sciolti.

E la felicità? Nel momento stesso che la persona trova nella comunità tutto quanto può consentire la realizzazione delle sue aspirazioni, essa si incammina nella strada della felicità. 
Tuttavia, cosa è felicità?


Crediti fotografici: ufficio stampa Meeting di Rimini

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