(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Il distacco di ghiaccio in Nepal che ha trascinato con sé devastando e uccidendo centinaia di persone, la frana di poche settimane fa sul Monviso a 3500 m, assieme alle bombe di calore di questa estate, sono un segnale sempre più evidente che il cambiamento climatico sta procedendo con accelerazioni forse neppure previste dagli esperti.

Da una parte, il processo di scioglimento dei ghiacciai con la dispersione di acqua dolce che già crea problemi di approvvigionamento alle zone abitate e per l’irrigazione delle aree coltivate, e di innalzamento del livello dei mari con la scomparsa nel prossimo secolo di interi territori oggi abitati. Dall’altra, un'estate rovente che ha battuto record in Italia e in Europa, con effetti meno evidenti, più sotto traccia, ma che impattano comunque nelle comunità, nell'economia e negli ecosistemi di tutto il mondo. Si stima che solo in Europa questa estate a causa delle ondate di calore si siano verificati circa 30.000 decessi in più della media degli anni scorsi, soprattutto tra gli anziani. E poi, per non farci mancare nulla, siccità e piogge estreme dovute all’umidità accumulata in atmosfera a causa dell'evaporazione degli oceani.
Questo cambiamento così profondo e accelerato colpirà le comunità, i ritmi della vita lavorativa, i tempi dei ragazzi e del tempo libero. Le nostre città (case, ospedali, scuole, capannoni industriali) sono state progettate per un clima che non esiste più, con temperature che non superavano i 30 gradi, e se le superavano era davvero un'eccezione.
In futuro, a leggere le previsioni dei climatologici, dovremo affrontare settimane vicino ai 40°, un clima tropicale aiutato da cemento e asfalto che anche dopo il tramonto restituiranno il calore accumulato durante il giorno, creando così vere e proprie isole di calore. Persino le abitazioni più moderne sono state progettate più per trattenere calore in inverno: senza schermature solari e ventilazione diventano veri e propri forni, il condizionatore non sarà più un lusso ma una necessità sanitaria.

A peggiorare il quadro contribuisce il consumo di suolo: solo in questo anno sono stati impermeabilizzati quasi 84 km² di territorio, circa 2,3 mq di terreno naturale scomparsi ogni secondo. I cambiamenti ci vengono incontro in tempi sempre più rapidi. Ci troviamo a dover compiere scelte concrete nella prospettiva di un futuro di speranza per le giovani generazioni.
Con la Laudato sì, Papa Francesco ha introdotto il principio dell’ecologia integrale che non è solo ricerca di una semplice connessione tra dinamiche socio-economico e realtà ambientale, ma un modo nuovo di pensare la presenza di noi umani sulla Terra. Si tratta davvero di una conversione personale e comunitaria a 360 gradi: l’ambiente, l’economia, la vita sociale e personale, il nostro stile di vita , fanno parte di un unico sistema sempre più interconnesso e interdipendente , tanto da poter dire che davvero “un battito d’ali di una farfalla può provocare un uragano dall’altra parte del mondo”.
Una autentica ecologia integrale non è neppure una dichiarazione di valori e principi più o meno condivisa: deve tradursi in un progetto politico, sociale e culturale, in azioni concrete per ridurre le minacce alla vita umana e a tutti gli esseri sul pianeta. Un nuovo modello di sviluppo per ridurre l’impronta ambientale: il rinnovamento delle scelte quotidiane a favore di una economia circolare che non spreca risorse e produce beni con vita più lunga. E azioni di politica per il bene comune, per incentivare le energie rinnovabili e piani urbanistici che avviino progetti di forestazione urbana, di depavimentazione del suolo, di protezione dei corridoi di ventilazione e di recupero dell’acqua piovana che diverrà nei prossimi anni merce rara, da non sprecare come accade oggi.
Crediti fotografici
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