(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Taluni commentatori, poco informati, azzardano scenari di scontro generazionale nel mercato del lavoro nei prossimi anni: detta con parole crude "i vecchi rubano i posti ai giovani". Ma la realtà racconta un'altra storia. I giovani per molto tempo saranno una minoranza (hainoi!), la trasformazione della piramide delle età è chiara: fra trent'anni la classe più frequente sarà quella dei 70-74 anni con un calo della popolazione in età lavorativa (15 -64 anni) di 9 milioni. Dunque i giovani non hanno nulla da temere: al contrario ci troveremo a gestire una carenza assai grave di lavoratori; ecco perché una competizione giovani-anziani nel mercato del lavoro è semplicemente una idea farlocca. La prospettiva che dobbiamo percorrere è la messa in opera di modelli collaborativi intergenerazionali e innovativi per avviare percorsi formativi e scambi di competenze sempre più urgenti. Sono questioni che ANLA pone da anni.

Andiamo oltre, con una prima provocazione. Si riparla di pensioni, di Quota 100 ecc ecc%u2026 Se i dati che vi ho proposto sono oggettivi - e lo sono - non andrebbe sostenuta la permanenza nel lavoro delle persone anziane che intendono offrire ancora il proprio contributo? Contratti flessibili, part-time ad hoc, misure di conciliazione tra pensione e reddito, anche con forme di cumulo attenuate: chiamo all'appello gli imprenditori che hanno a cuore le competenze dei propri senior e che vogliono sperimentare forme e tempi di lavoro diversi, anche potenziando il welfare aziendale. ANLA darà il proprio contributo.
Seconda provocazione: la pandemia ha costretto la comunità e le istituzioni a ragionare soprattutto di anziani non autosufficienti e comunque fragili, di RSA e assistenza domiciliare. Non poteva essere altrimenti. Vi è tuttavia un%u2018altra dimensione del "mondo anziani" da valorizzare, quella che gli esperti chiamano silver economy e che avrà un ruolo significativo nella ripresa. Le attuali persone anziane hanno pensioni piene (a differenza delle prossime generazioni): il 60% dei redditi pensionistici è superiore ai mille euro netti, il 40% di questi supera i 1500. Il rischio povertà, sempre secondo l'istat, decresce con l'aumento dell'età: per due anziani su tre la situazione rimarrà uguale nel post pandemia. Ne abbiamo conferma sempre dai dati ISTAT: l'incidenza del tasso di povertà nel 2020 è aumentato sotto i 64 anni mentre si mantiene nella media sopra gli over 65. Se ne deduce che una platea di persone anziane investirà sulla salute e sulla prevenzione, fruirà di attività culturali e turismo, sarà impegnata in vario modo nel volontariato e in forme di cittadinanza attiva. Noi lo chiamiamo invecchiamento attivo: perché non investirci sul serio?
Sia chiaro, ANLA non rinuncerà a difendere i diritti sociali degli anziani non autosufficienti o in difficoltà economiche, ci mancherebbe. Ma neppure rinuncerà a farsi promotrice sui territori di quelle iniziative che rendono protagoniste le generazioni più adulte nella prospettiva del bene comune, per donare fiducia e speranza nel futuro.
(Crediti fotografici: iStock.com/nd3000)
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